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Grandiosa performance ieri sera al Rolling Stone: gli Yeah Yeah Yeahs, la band newyorkese dal successo planetario, si sono esibiti nel tempio del rock milanese. Il locale si può vantare di aver accolto il concerto più trascinante, incredibile, esuberante degli ultimi anni. Il pubblico, numerosissimo e scatenato, ha esultato, ballato e … pogato per più di un’ora e mezza, cantando a squarciagola tutte le canzoni. Per chi non li conoscesse, gli Yeah Yeah Yeahs sono la front-woman Karen O (voce), Nick Zinner (chitarra e tastiera) e Brian Chase (batteria). Vengono dalla grande mela, e come gli altri famosissimi colleghi new yorkesi, gli Strokes, si contrappongono ai cugini indie del Regno Unito grazie a un sound decisamente più violento e distorto, con un’aggressività che richiama, oltre al garage punk più classico, anche venature più decisamente “hard” in stile Iggy Pop, per andare indietro nel tempo, e, si potrebbe azzardare, con reminiscenze dei primi Soundgarden. Ma la loro musica è difficile da catalogare. Lontani mille anni luce da tutti gli epigoni imitatori divertenti ma senza spessore come “Be Your Own Pet” o “You Say Party! We Say Die!”, gli YYY hanno esordito con un EP omonimo, sono esplosi con uno stupefacente album “Fever To Tell”(2003) e ora sono approdati all’ultimo lavoro “Show Your Bones”, meno adrenalinico del precedente e non così vulcanico, ma comunque una gran bella opera. Così i fans possono tirare un sospiro di sollievo e metterli insieme ai gruppi “da salvare”, cioè quelli che, dopo un esordio al fulmicotone, non finiscono in overdose o nel dimenticatoio… Sì. Gli YYY sono grandi, grandissimi, e l’hanno dimostrato ieri sera dal vivo. Dai pezzi dell’ultimo album, in primis la bellissima “Gold Lion”, ai capolavori di “Fever To Tell”, Karen O ha dato il meglio di sé, confermandosi la più grande rockstar donna della sua generazione… diciamoci la verità una così ruberebbe la scena a chiunque, o quasi. Maschietti belli e dannati compresi. Compare sul palco vestita d’argento con tanto di guanti rossi e glitterati.. solo lei riesce a esser kitsch e indie al tempo stesso… inizia a cantare dando la schiena la pubblico, e solo a metà canzone si gira di scatto e regala un sorriso infinito al pubblico. Che, ovviamente, non sta più nella pelle. Da lì diventa tutta una escalation inimmaginabile: Karen che beve vodka tra una canzone e l’altra, Karen ch prima rimane in hot pants e poi si cambia d’abito, Karen che balla, si scatena, sfoggia movenze sexy ed eleganti alla Marlene Dietrich, Karen che esibisce una voce da far piangere tanto è stupenda, corposa, grintosa, malleabile, potente. Non ha paragoni, non ha confronti. Non è azzardato ribattezzarla la nuova Patty Smith, anche per il carisma straordinario, il magnetismo che la circonda. Quando arrivano le canzoni di “Fever To tell” come “Black Tongue” “Tick” “Pin” “Y Control” “Cold Light”, la febbre collettiva sale a 50 gradi. “Maps” è dedicata a noi che siamo lì a sentire questi fenomeni. Karen si avvicina alla folla e ci canta il ritornello “They Don’t Love You Like I Love You” e noi ci commuoviamo… lo show si chiude con un ritorno di fiamma lacerante: “Date with The Night”… incontenibile. This Is Great Rock’N’Roll!!!!!
Articolo del
02/06/2006 -
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