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È stata una giornata estenuante. Dalle 14 alle 19 le prove di registrazione e dalle 20 e 30 circa la registrazione delle due puntate, in onda rispettivamente su Italia Uno il 6 e il 13 Giugno. Gli altri appuntamenti saranno a Triste giovedì 15 e venerdì 16 Giugno, a Chieti giovedì 6 e venerdì 7 Luglio e a Verona, per la finalissima in diretta, il 4 e il 5 Settembre. Come sempre viene messa molta carne a cuocere e questo Festivalbar non fa eccezione; una carrellata di gente da classifica, dai nostrani e immancabili Raf, Nek (vincitore lo scorso anno), Britti (assieme a Bennato) e Jovanotti fino agli stranieri Hard-Fi, Skin, la rivelazione belga Novastar e l’insolito duo Mark Knopfler & Emmylou Harris. L’edizione del 2006 si presenta molto ricca. Si prevedono infatti nelle prossime uscite anche i nomi di Richard Ashcroft, Black Eyed Peas, Darkness e Keane. L’inedito trio di presentatori Chiabotto - Blasi - Mago Forest sembra essere tarato apposta per un pubblico come sempre fatto di giovani e giovanissimi spesso anonimi: simpatico ma non sempre brillante. Sono altre le cose che vale la pena ricordare. Come il ritorno di Gianna Nannini che dopo aver cantato “Sei nell’anima” propone in anteprima un duetto fuori programma con Andrea Bocelli: “Ama, Credi e Vai” è la canzone scritta per i Mondiali 2006 in Germania. Nek scorre via piacione e figo senza impressionare mentre Luciano Ligabue come sempre rivela la sua natura di eroe nazionale e soprattutto popolare, cantando “Le Donne Lo Sanno” e “Happy Hour” per le due puntate previste. Ma c’è anche (e per fortuna) il rock ricercato e dal sapore inglese dei Baustelle, la bellissima voce di Novastar, nazionalità belga e nuovo eroe del pop romantico, la musica diska degli Hard-Fi e la sola presenza (basta quella) di un artista come l’ex Dire Straits Mark Knopfler, in coppa con Emmylou Harris nel presentare “This Is Us”. Anonimi i Muse e Cremonini, commovente Raf mentre la conferme di Negramaro, Carmen Consoli, Samuele Bersani e di Lorenzo Jovanotti (già in conferenza con Bassolino durante la mattinata e poi on stage con i Planet Funk per una versione incendiaria di “Falla Girare”) fanno passare in secondo piano l’inesistenza di Zero Assoluto (mai nome fu più azzeccato), Sugarfree, Duncan James e Pino Daniele, che ormai non riesce a dare nel backstage nient’altro che facce supponenti e da divo. Aggiunte dell’ultimo momento, oltre il già citato Daniele, sono state quelle di Neffa, Mango e James Kukunde. La sostanza però non cambia: il Festivalbar si conferma un grande carrozzone dell’Italia musicalmente piatta e anonima nonostante qualche sparuto lampo. È solo una grande vetrina, da usare e spremere finché è possibile. Sembrano averlo appreso alla perfezione anche i cantanti, che per il soundcheck arrivano, svolgono il loro compitino e poi vanno via. E per la registrazione, lo stesso. Senza lo spirito, nella gran parte dei casi, di dare davvero qualcosa al pubblico. Le eccezioni ci sono. Alcune sono i Baustelle e gli Hard-Fi, come sempre disponibili e penalizzati dal fatto di aver suonato solo alla fine, sotto una pioggia fastidiosa e con un pubblico davvero esiguo. L’esperienza del Festivalbar visto da un’altra prospettiva insegna diverse cose. Prima fra tutte quella di far vedere realmente chi, oltre a essere un musicista pubblico, riesce anche a essere un personaggio pubblico e per il pubblico. Attenti perché dietro la facciata non tutti lo sono.
Articolo del
03/06/2006 -
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