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Non poteva esserci cornice migliore ad ospitare la “performance” audiovisiva dal vivo del progetto “Insen”, tratto dall’album omonimo uscito lo scorso anno, risultato della seconda collaborazione fra Carsten Nicolai, in arte Alva Noto, nome importante della nuova scena elettronica tedesca ed il compositore Ryuichi Sakamoto, compositore di talento, artista geniale ed autore di ben note colonne sonore cinematografiche. Musicisti di due generazioni diverse che entrano per la seconda volta in contatto, dopo l’eccellente “Vrionn” di qualche anno fa, decisi ad esplorare gli orizzonti infiniti della musica elettronica, pronti ad abbattere i muri che separano i generi e le categorie musicali e a lanciare quindi una nuova sfida. Uno schermo video lungo quanto il palco anticipa quelle che saranno le elaborazioni artistiche e musicali di Sakamoto tradotte in linguaggio visivo da Nicolai, paesaggista e filosofo, prima ancora che musicista. In un silenzio carico di attesa Sakamoto si avvicina al suo pianoforte per utilizzarne ogni parte udibile e percuotibile, iniziando dalle corde. Gli risponde Carsten Nicolai che, attraverso i due “laptop” che manipola con grande disinvoltura, inizia a trasformare all’interno della logica dei segni quei suoni, che vengono poi proiettati sullo schermo e diventano filmati. E’ uno spettacolo multimediale che cattura i sensi e l’intelletto, è un qualcosa che ci riporta ai tempi della prime sperimentazioni in musica, firmate Fripp e Eno su “No Pussyfooting” e che adesso, con il passaggio dall’analogico al digitale, assume contorni ancora più diversi, all’interno dei quali il bisogno di sperimentare vie nuove coincide con la sua soddisfazione. Composizioni come “Aurora”, “Morning” e “Logic Moon” sembrano inizialmente basate su dei “pattern” compositivi piuttosto complessi ma, a ben vedere, non è così. Infatti si tratta di musica sperimentale certo, ma che diventa semplice grazie alla natura minimale di quei suoni e di quei temi geometrici che li traducono poi in altrettante visioni narrative. L’interazione fra il pianoforte e le elaborazioni digitali dell’elettronica, fra Sakamoto e Nicolai, fra passato e presente della musica, produce un effluvio di luci intense, con il rosso ed il blù colori dominanti, che si intrecciamo con le tonalità basse ed oscure di “Insen” e ne sottolineano i continui passaggi di ritmo. Alva Noto Nicolai accoglie nei suoi “laptop” ogni nota e, quasi come fosse un moderno sciamano, riesce nelle sue elaborazioni virtuali a far quadrare i cerchi, a trasformare i punti in figure, graffi in farfalle, e il pentagaramma che compare sullo schermo diventa una sorta di prato fiorito animato da tanti segni e da altrettante forme, vivaci e stimolanti. L’udito e la vista procedono lungo uno stessa sentiero, azzerano le differenze sensoriali, si lasciano cullare dal delicato fluire di primitive forme vandaliche che estendono i margini della fruizione musicale universalmente intesa. E’ come se fosse riprodotto in musica lo stesso effetto che l’impressionismo ha avuto nella pittura, è come se i concetti di luce, suono, spazio e tempo fossero ridisegnati in una sorta di laboratorio musicale permanente, che tiene conto degli opposti, come quelli fra acustico (il piano di Sakamoto) e digitale (il laptop di Nicolai), che li preserva e procede oltre. Su “Berlin” poi Nicolai disgrega i suoni di Sakamoto, ne ricava altrettanti “loop” attraverso l’uso del micro-edting dei suoi computer e anima in tempo reale sullo scherma l’eleganza delle forme melodiche del piano. Splendida nel finale la riproposta di “Forbidden Colours” (il brano scritto da Sakamoto, inserito su un disco di David Sylvian, che rese grande la colonna sonora di “Furyo”) che viene riletta però alla luce della stessa logica minimale, con la stessa tecnica digitale che permette all’elettronica di dialogare con la nostra anima. Applausi.
Articolo del
25/06/2006 -
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