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Mancavano dall’Italia da oltre dieci anni e sono tornati per festeggiare i venti anni di occupazione del Forte Prenestino in una serata di metallo urlante, socialmente impegnato e ribelle. Si chiamano Napalm Death, un nome, una garanzia, sono originari di Birmingham, da dove partirono nel 1982 come gruppo di “punk rock”. Più tardi, intorno al 1985, furono felici di lasciarsi contagiare da influenze metalliche, il loro suono divenne ancora più veloce e brutale, e si rivelò determinate per l’entrata in scena di un nuovo un genere musicale, il "grindcore metal", punto di partenza per gli attuali gruppi “death” e “hardcore”. Dopo tanti avvicendamenti, l’attuale “line up” dei Napalm Death risulta composta da Mark “Barney” Greenway, alla voce, da Mitch Harris alla chitarra, da un veterano come Shane Embury, ex Unseen Terror, al basso, e dall’americano Danny Herrera alla batteria. Preceduti dai vulcanici e volenterosi Comrades, un gruppo romano di “hardcore” vicino agli Anti You, i Napalm Death hanno presentato molti brani tratti da “The Code Is Red… Long Live The Cod”, il disco dello scorso anno, e ci hanno fornito inoltre delle gustose anticipazioni sul nuovo album, che uscirà a settembre. Un’ondata di suoni aggressivi e pesanti invade l’arena interna al Forte, brani come “Silence Is Defeaning”, “Right You Are” e “Pay For The Privilege Of Breathing” si abbattono su un pubblico giovane, ma consapevole, che è lì per loro, per salutare un mito, e che non attende altro che farsi trascinare in una sorta di orgia metallica collettiva. Il canto di Barney è la più riuscita “performance” delle viscere che sia dato conoscere, nemmeno in una clinica medica altamente specializzata sarebbero capaci di dare voce alle budella, quel gigante di Barney ci riesce naturalmente, senza uno sforzo apparente, ed è subito delirio! Ragazzi impazziti danno l’assalto al palco sulle note di “Diplomatic Immunity” e di “Sold Short”, mentre quelli del servizio d’ordine hanno un gran da fare per respingere un orda tanto virulenta quanto innocua. Si ha la netta impressione che le chitarre di Mitch Harris e di Shane Embury vengano percosse, un po’ come si fa con una batteria, tanta è la potenza di fuoco che emana da quelli strumenti! “Our Pain Is Their Power”, “Vegetative State” e “Politicians” si susseguono ad un ritmo frenetico ed incalzante, non ci sono momenti di pausa. Grida contro la politica estera guerrafondaia di George W. Bush, proteste rabbiose contro il Papa e la Chiesa Cattolica, canzoni contro la corruzione e la stupidità di certi uomini politici, liriche significative e roboanti, rivolte al superamento dell’ipocrisia che stende un velo, che intralcia i rapporti umani, il tutto supportato da una base ritmica feroce che rende nervosi perfino i buonissimi cani randagi che trovano ospitalità e rifugio al Forte, e che di solito scodinzolano felici e contenti! Questa sera no, c’è una battaglia in corso, c’è “Threat Of Power” da ascoltare, con la coda fra le gambe, c’é il coro metallico degli emarginati e degli oppressi che puro si innnalza in un fragore metallico assordante verso un cielo stellato! Un’ora e mezza di devastante “grindmetal”, incontaminato, caldo, e fedele alle origini. Che botta, ragazzi!
Articolo del
04/07/2006 -
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