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Una serata da non dimenticare per gli appassionati di rock progressivo dei primi anni Settanta che ritrovano in Keith Emerson, ex tastierista dei Nice, protagonista con Greg Lake e Carl Palmer del primo supergruppo della storia del Rock, un vecchio amico e insieme un modello di quella musicalità innovativa, sperimentale e tumultuosa che sconvolse quegli anni. Il concerto inizia intorno alle 22,00 in perfetta contemporanea con i festeggiamenti del Circo Massimo per il titolo di Campioni del Mondo conquistato in Germania dalla nazionale italiana di calcio, allora il buon Keith ci omaggia di una versione di “Fratelli d’Italia”, l’inno di Goffredo Mameli, eseguita al “moog” e scatena grida di approvazione. La band che lo accompagna dal vivo si avvale di una sezione ritmica composta da Phil Williams al basso e da Pete Riley alla batteria, oltre ad un nuovo innesto, quello di Marc Bonilla, chitarrista solista e “vocalist”. L’esibizione di Keith Emerson parte con un classico come “Living Sin” per dipanarsi veloce ed entusiasmante per oltre due ore, durante le quali vengono eseguiti vecchi successi dei Nice, come “America”, e degli Emerson, Lake & Palmer, come “From The Beginning”, una “rock ballad” che ancora adesso fa venire i brividi. Il pubblico è piuttosto numeroso, attento e felice di immergersi nel funambolismo musicale tipico di Keith Emerson, capace di passare dalle note di “Country Pie”, “cover” di Bob Dylan, ad una fuga di Bach eseguita al contrario, e di condire il tutto con assoli di batteria vecchio stampo e con miagolate sublimi della chitarra di Marc Bonilla, bravo come emulatore di Jeff Beck e di Robin Trower che però, alla voce, proprio non riesce ad assomigliare a Greg Lake. Comunque le note ed il canto corale di “Lucky Man”, eseguita in una nuova versione, esercitano ancora un indubbio fascino, non c’è che dire, così come risultano divertenti le citazioni di “Goin’Home” dei Ten Years After oppure di “Jump” dei Van Halen che - allo stesso modo dei coniglietti da un cappello a cilindro di un bravo prestigiatore - vengono fuori all’improvviso da un tessuto armonico infarcito di tastiere e di suoni ampollosi e classicheggianti. Non poteva di certo mancare un brano come “Honky Tonk Train Blues”, una sorta di “rag time” solo strumentale che anni fa era la sigla di Odeon, noto programma televisivo. Le composizioni più famose degli Emerson, Lake & Palmer trovano spazio accanto ad altre citazioni sparse del repertorio musicale degli anni Settanta, un periodo dal quale Keith Emerson attinge volentieri, come dimostra fra l’altro la pubblicazione di “Off The Shelf”, il suo ultimo disco, ricco di “cover” interessanti e gustose. Al termine del concerto Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso, si affaccia nel “backstage” per salutare l’amico Keith Emerson, un incontro che testimonia come l’era del progressive rock britannico ha lasciato tracce profonde qui da noi in Italia e nella memoria collettiva di tutta una generazione.
Articolo del
11/07/2006 -
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