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Roy Paci, Frank London, Boban Markovic
“Il Terrone, l’Ebreo, lo Zingaro” (Roy Paci, Frank London e Boban Markovic & Orkestar) live @ Villa Ada, Roma incontra il Mondo - Roma, 18 luglio 2006
Roma
18/07/2006
di
Enrico De Turris
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Quando si va ad uno spettacolo del genere, non si sa mai cosa aspettarsi: l’unica certezza è la genuina bontà dei nomi in cartellone. Dove “genuino” è il termine migliore per descrivere i tre talentuosi musicisti in questione: persone scevre da ogni superbia e culto di se stesse come la maggior parte dei musicisti di talento e jazzisti in particolare ed infatti in questo progetto (nato per caso come da ammissione dei partecipanti) gli standard e la precisione del jazz sono lontani anni luce. Anzi la meravigliosa “rozzezza” dell’orchestra di Boban Markovic è qualcosa che ci avvicina alle radici della musica molto di più della moderna e pulita precisione occidentale. Vedere entrare in scena l’Orkestar (tre trombe, quattro flicorni tenore, una tuba e quattro percussioni), guidata da un’altra discreta tromba, il figlio diciassettenne Marko, dà l’impressione che non sarà un concerto basato sulla matematica musicale. Quando attaccano, l’impressione diventa realtà: il suono balcanico è una delle cose più belle ed emozionanti nella sua ubriaca imprecisione e nella sua completezza ed essenza veramente “umana”. Salgono sul palco prima Boban Markovic, poi Frank London ed infine Roy Paci che inutile dirlo è il protagonista indiscusso della serata. Certamente Markovic (lo Zingaro) accompagnato dalla sua orchestra ha una potenza ed un ritmo veramente eccezionali che portano le gambe a muoversi sistematicamente e così i giochi ed i suoni di Frank London (l’Ebreo) con la sordina lasciano l’orecchio veramente appagato ma purtroppo per loro il Terrone unisce sia grandi doti di tecnica che di estro e la differenza è palese: soli precisi, con passaggi disinvolti tra acuti e bassi innumerevoli stravaganze di suoni mescolate alla melodia che culminano con un must del nostro trombettista: la simulazione dello scratch con una mano mentre con l’altra ne riproduce il suono con la tromba. Da proselitismo!!! Ovviamente in due ore di concerto se ne sono viste di performance da parte di tutti compreso un bel duo tra Frank London e Marko Markovic quest’ultimo ovviamente un po’ in soggezione dal suonare con tali musicisti ma per nulla intimidito mostra che ha grinta da far crescere….. Un concerto gitano-klezmer-occidentale nell’esatto ordine di influenza dei generi che lascia appagati e felici di vedere tante distanze appianate da uno squillante suono di tromba.
Articolo del
24/07/2006 -
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