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-Venti settembre millenovecentonovantasette.- Gli U2 sono a Reggio Emilia per la seconda ed ultima tappa italiana del Pop mart tour. I Nomadi si trovano ad Assisi per suonare in seno alla seconda edizione del Festival Internazionale della Pace e ricevere il riconoscimento “Artisti per la pace 1997”, conferito loro dai frati minori del Sacro Convento di San Francesco. Gli Emiliani hanno scelto lo stesso giorno per presentare il loro nuovo disco, un live intitolato Le strade, gli amici, il concerto. A testimonianza della battaglia che vede i Nomadi attualmente impegnati nella difesa dei diritti dei Nativi Americani, il loro concerto verrà aperto da un gruppo di musicisti della tribù dei Sicangu Lakota, più noti come Sioux Brulé, oggi a rischio di estinzione. -Ore ventuno e trenta.- Il mega schermo che domina il palco del Pop mart tour annuncia ai centocinquantamila presenti che gli U2 stanno per entrare in scena. I Nomadi, in ritardo sulla tabella di marcia, sono ancora a tavola. Cico, chitarrista-Nomade dal ’90, cerca di assaggiare tutti i vini a disposizione. Elisa, la bassista, classe ’73, dell’ultima generazione di Nomadi, mangia poco perché è reduce da una brutta influenza. -Qualche ora dopo...- Gli U2 hanno terminato lo spettacolo che qualcuno ha definito “un futuristico marchingegno teatrale di son-et-lumière che schiaccia il pubblico [...] in cui il vero protagonista è il mega televisore cosmico [...] con un blob planetario in cui entrano svolazzi psichedelici, effetti di colore, foto di antichi eroi, immagini di pop art e di videogiochi.”. I Nomadi sono nel pieno del loro concerto. Lo scenario sul prato sotto le mura della Rocca Maggiore è veramente suggestivo. C’è gente di ogni età, ci sono giovani coppie ed intere famiglie, qualcuno è al bivacco. Ci sono anche molti frati tra il pubblico, qualcuno pure nel backstage, amico personale della band. La quantità di striscioni è incredibile. Molti verranno portati e depositati sotto il palco alla fine del concerto, come in un rito religioso eseguito con devozione. E’ proprio la devozione e la fedeltà che guida gli ottomila fan da tutta Italia. Adorano i Nomadi, il loro linguaggio, il loro “spirito nomade” e, ovviamente, la loro musica. Al termine dei loro brani preferiti obbligano i loro beniamini, cantando ad unisono, a riprendere il riff. E i Nomadi sanno ricompensare tanto amore restando per tre ore e mezza sul palco suonando ininterrottamente, un pezzo dopo l’altro, come una perfetta macchina da musica. Il copione, evidentemente, é rodato, e l’ottimo affiatamento dei sei si spiega semplicemente con i centocinquanta concerti che tengono in media ogni anno. Considerando tuttavia un punto di vista prettamente musicale, la performance non si può dire esaltante. I pezzi sono sostanzialmente delle ballad dal sapore non nuovo mentre gli arrangiamenti, poco originali, peccano talvolta di ingenuità. I suoni non sono scelti con grande accuratezza, ogni tanto si direbbero proprio fuori luogo. Ma capire i Nomadi significa capire che tutto questo ha poca importanza. Beppe, Cico, Daniele, Francesco, Danilo e Elisa non si propongono certo come virtuosi o come innovatori del genere musicale. Rivoluzionari sì, ma non in senso tecnico-musicale! I Nomadi sono sempre e solo nomadi come recita lo slogan di alcuni fan. Oramai contravvengono ad ogni moda e regola ma possono permetterselo. Non hanno bisogno di ricorrere a travestimenti e costosissimi effetti speciali. Del resto basta un colpo d’occhio per capire che, con il loro spirito nomade e la loro autenticità, costituiscono una formula vincente. E’ una sorta di magia quella che creano i Nomadi grazie alla musica, all’impegno sociale, alla poesia, alla grande umanità e chissà cos’altro... Le strade, gli amici, il concerto é il tentativo di infilare tutto ciò in un CD doppio, in vendita al prezzo di un singolo. E’ il disco numero 23 della carriera dei Nomadi e racchiude trentaquattro tracce per oltre due ore di musica. Il tentativo, va detto subito, é pienamente riuscito. Il disco riproduce in modo fedele un live dei Nomadi per chi non si accontentasse di vederli con i propri occhi. I brani ripercorrono i trentacinque anni di storia del gruppo. Si va da Come potete giudicar del ’66, primo singolo di successo, alle collaborazioni con il giovane Francesco Guccini, Noi non ci saremo, Dio é morto e Ophelia, ai più recenti successi La settima onda e Il vento del Nord. Da segnalare la partecipazione degli spagnoli Celtas Cortos in 20 de Abril oltre alle cornamuse dei bretoni Bagad Quimperle e all’arpa celtica di Andrea Pozzoli che si prestano ottimamente alle atmosfere evocate in alcuni dei brani più significativi. I momenti particolarmente felici nel complesso del doppio CD sono raggiunti con Senza patria, Tutto a posto, Hasta siempre comandante, Fiore nero e la toccante Canzone per un’amica dedicata a Dante Pergreffi, uno dei Nomadi scomparsi. Inutile ricordare l’immancabile Io vagabondo, divenuto negli anni un vero e proprio inno allo spirito nomade, non a caso proposta in chiusura del secondo disco. Le strade, gli amici, il concerto é più di una meritata opera celebrativa. E’ un esempio di come un gruppo con un grande passato possa rimanere al passo con i tempi rinnovando i propri obiettivi e ritrovando nuove motivazioni. I Nomadi sono sopravvissuti alla scomparsa del loro grande leader Augusto e a mille altre disavventure. Tutto lascia pensare che proseguiranno a lungo il loro cammino, che la magia non debba svanire.
Articolo del
01/02/2002 -
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