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Una magnifica serata d’estate, in un luogo semplicemente fantastico, che ha accolto con serenità l’afflusso di oltre cinquecentomila persone, tanti i partecipanti alla quarta edizione del concerto del Colosseo a Roma, un appuntamento fisso che ormai sta scavalcando in ordine di importanza quello del 1° Maggio. Certo, mesi fa si vociferava di una probabile esibizione dei Rolling Stones, reduci dal grande successo di Milano, ma sembra che gli organizzatori - dopo Paul McCartney, Simon & Garfunkel ed Elton John - abbiano voluto mantenere la linea (o i suggerimenti della Sovrintendenza alle Belle Arti) per cui niente hard rock nei pressi delle rovine del Foro Romano. Si potrebbero svegliare le pietre che se poi cominciassero anche a rotolare, come sarebbe successo per l’appunto con i Rolling Stones, sai che disastro! Alle 21,00 in punto quindi tocca al rocker d’annata Bryan Adams, 47 anni , canadese, ex paracadutista, infiammare la folla con la forza d’urto delle sue ballate, che hanno il merito di coniugare alla perfezione chitarra rock e melodie pop, in modo tale da garantirsi tutti gli accessi radiofonici e di scalare poi le classifiche dei dischi. Era tanto che non sentivo Bryan Adams dal vivo, e devo dire che non è cambiato per niente! Non so nemmeno se gli sto facendo un complimento, oppure no, ma il suono della sua musica, una volta arrivato a certi “standard”, è rimasto tale e quale e così - un po’ come fa il caro nostro Ligabue - sforna pezzi tutti molto belli ma inevitabilmente in fotocopia. E’ comunque un piacere riascoltare le note corroboranti di “Somebody”, di “Can’t Stop This Thing We Started” e “Summer Of ‘69”, e poi il pubblico sembra gradire. L’apice della sua esibizione viene toccato al momento dell’esecuzione di “Run To You”, un suo vecchio cavallo di battaglia, che negli anni Ottanta ha fatto sognare un’intera generazione di “rockers” sentimentali, morbidi e dalle buone maniere. Rinfrancato dal “feed back” stabilito con il pubblico, sulle note di “Best Of Me” Bryan Adams scende giù dal palco e - novello Iguana - si dona alla folla, si lascia toccare, accarezzare, baciare … no, poi sì, è carina, e allora vai, ma sulla guancia! Dopo una breve pausa arriva il momento di Billy Joel, 57 anni, da New York, ex pugile, diventato in seguito “pop star” di prima grandezza, osannato dalla folla, che ha considerato Bryan Adams un gradevole antipasta, ma che sostanzialmente è qui per lui. Si parte subito alla grande con “Angry Young Man” e “My Life”, ma dopo i primi due pezzi, “the piano man” comincia ad avere problemi proprio con il suo pianoforte e giustamente si lascia scappare un gesto di disappunto. In breve tempo tutto torna nella norma e le note di “Just The Way You Are” introducono quel gusto che sa di nostalgico e suadente che è un invito per tutte le coppie brizzolate avanti negli “anta” per tornare a scambiarsi delicate effusioni. Ecco che arrivano “The Entertainer”, mai brano potrebbe essere definito più autobiografico, e una versione struggente di “Honesty”, quindi “New York State Of Mind” e una romantica “slow ballad” intitolata “Always A Woman”. Su “The River Of Dreams” e “We Didn’t Start The Fire” si capisce come e quanto Billy Joel abbia amato la musica Soul degli anni Sessanta, d’altronde non è un mistero, lui è sempre stato un grande ammiratore di Ray Charles! Uomini politici e attrici, modelle e gladiatori del Colosseo, così come i giovani con genitori al seguito, ballano tutti sul ritmo di “Uptown Girl”, uno dei brani meglio calibrati di tutta la sua produzione. Billy Joel ha due obiettivi in mente: non invecchiare ed ingraziarsi il pubblico italiano. Ecco che allora arrivano puntuali “It’s Still Rock And Roll To Me”, “Only The Good Die Young”, inframezzata da un misto di tarantella-pop di dubbio gusto e “Scenes From An Italian Restaurant”. Infine per salutare un pubblico surriscaldato ed entusiasta, come previsto dal programma, Bryan Adams torna sul palco per eseguire “You May Be Right” insieme con Billy Joel. Questi gli restituisce il favore subito dopo, e lo accompagna su “Cuts Like Knife” una “pop-rock ballad” di pregevole fattura, prima di chiudere in solitario sul cavallo di battaglia di sempre, la canzone da cui deriva il suo soprannome, "Piano Man".
Articolo del
02/08/2006 -
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