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Un afflusso di pubblico inaspettato e confortante saluta il ritorno all’attività del Circolo degli Artisti che inaugura la nuova stagione con una serata tutta al femminile aperta dalle Motorama, da Roma, ma che poi raggiunge il suo apice con l’attesa esibizione de The Pipettes da Brighton, Inghilterra, tre ragazze davvero carine e piacevolmente ammiccanti che ci rimandano immediatamente alle atmosfere degli anni Sessanta, quando Phil Spector dettava legge e produceva Ronettes, Shirelles o Shangrilas, le prime “pop girl band” di cui resta memoria. Vestite con dei miniabiti “a pois”, scollati e stretti in vita, le Pipettes non hanno tardato a mandare in visibilio i ragazzi delle prime file con brani piuttosto esplicativi come “Tell Me What You Want”, “One Night Stand” e “ I Love You”, tutte possibile riedizioni di “Will You Love Me Tomorrow” e di altri successi della “bubble gum music” dei primi anni Sessanta. Riot Becki, Gwenno e Rosay Pipette (hanno rinunciato ai loro veri nomi, anche se possiamo che rivelarvi che Gwenno, la biondina che tanto assomiglia alla prima Debbie Harry, è originaria del Galles e di cognome fa Saunders) hanno presentato dal vivo i brani tratti da “We Are The Pipettes” il loro primo album, uscito appena un mese fa, e il loro concerto per tenore e durata assomiglia molto ad uno “show case” promozionale, inteso a lanciarle presto e bene anche in Europa. In effetti hanno dei buoni numeri, non soltanto per la loro indiscutibile avvenenza, ma anche grazie ad una vocalità limpida e cristallina che permette loro un’operazione “nostalgia” di grande efficacia. Eppoi c’è una cosa: le Pipettes sono davvero “cool”, si divertono, sono “sexy” e consapevoli di esserlo, ma non si prendono troppo sul serio, anche quando si chinano a raccogliere un asciugamano e suscitano incredibili boati di approvazione, oppure ogni volta che la spallina del reggiseno di Gwenno scivola un po’ e lei, infastidita solo fino ad un certo punto, cerca di rimetterla su. Al momento di “Pull Shapes” il nuovo singolo, il pubblico è in delirio e accompagna le mosse ed i balletti incandescenti delle ragazze con grida da stadio. The Cassettes, i giovani musicisti che le accompagnano sul palco, sono relegati ad una funzione secondaria, non riescono mai a rubare alle Pipettes la scena, ed è giusto così! Arriva il momento di “Your Kisses Are Wasted On Me”, “ Sex ”, “ABC ” e di “I Like A Boy In Uniform” (è da intendersi uniforme scolastica, non dell’esercito, tanto per intenderci e su richiesta ben precisa delle stesse Pipettes) ma poi a mezzanotte è già tutto finito, sia per il caldo insopportabile, sia perché le Pipettes non hanno ancora tanto materiale da poter reggere un eventuale concerto più lungo. Ma l’assaggio è stato delizioso e convincente, una “full immersion” questa volta credibile nel pop femminile dell’era Motown, a Phil Spector sarebbero piaciute da impazzire, sul serio, e io stesso mi ritrovo qui da solo a ripetere quei passi e quelle giravolte, e non mi sento neanche troppo stupido!
Articolo del
03/09/2006 -
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