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Altro che anarchia nel Regno Unito, come la andava spargendo a piene mani J. Rotten / Lydon: di quella non è più rimasta alcuna traccia, quantomeno in ambito pop - che è poi ciò che ci interessa. Aldilà delle favole che vengono raccontate sul downloading, su Internet, Myspace e compagnia bella, lo spontaneismo dei “kids” di un tempo è bello che morto. Finito. Si ergono su tutto, invece, quei sette / otto centri di potere che oligopolisticamente detengono le chiavi per “make and break” una band, una canzone, finanche una intera scena musicale. Tra questi poteri c’è oggi – più che mai – la rivista settimanale New Musical Express, che tra l’altro organizza serate quali il “Club NME” in giro per il Regno di Sua Maestà; stasera al londinese Koko, ex-Camden Palace, locale di indubbio fascino sul piano architettonico e dal gloriosissimo passato sul piano della storia del rock (e soprattutto del pop: Madonna si esibì qui per la prima volta fuori dai confini di New York). Il “Club NME” non è altro che una sorta di Castrocaro versione UK (e quindi decisamente più “figo”): qui l’NME fa esibire le band e gli artisti di proprio gradimento, che “testa” sul pubblico e fa crescere. Poi, se tutto va bene, parte il processo “hype” con foto in copertina, sinergie spinte con radio e tv (MTV2, dove NME ha un suo programma) e recensioni da cinque stelle assicurate al disco d’esordio. Oggi si fa così: che ci vuoi fare, è il progresso, bellezza, e i “kids” se proprio vogliono sentirsi partecipi e protagonisti, che tornino pure a giocare con Internet… Oggi tocchiamo con mano l’odierna irregimentazione britannica andando a visionare al Koko gli emergenti (e di cui “si dice un gran bene”) Boyfriends, band a cui l’NME sta dedicando grande attenzione. Ma prima una mezz’ora di fama spetta ai Voom Blooms, quartetto di Loughborough giovanissimo – e si vede e si sente – sorta di incrocio più “hard” tra Libertines e Interpol che ha l’occasione di eseguire i singoli "Politics & Cigarettes" e “Anna”, più altri assaggi di quello che nel 2007 potrebbe essere l’album d’esordio. Sempre se ci arriveranno. Poi, dopo una ventina di minuti di attesa e introdotti dai galattici Ramones di “I Wanna Be Your Boyfriend” – bravo il dj, peccato per l’impianto sonoro attufato, indegno di un locale di questo livello e di questa storia – arrivano appunto i londinesi Boyfriends, ovvero Martin Wallace (vocals), Richard Adderley (chitarra), David Barnett (basso) e Paddy Pulzer (batteria). Selezionati dalle teste d’uovo dell’NME presumibilmente perché… suonano come gli Smiths! Di per sé non è una cosa che ci scandalizzi più di tanto; siamo ormai rassegnati ad essere assediati da cloni, tanto più che c’è già in giro un’altra band – i Dears, canadesi di Toronto – che in questo stesso momento storico dalla band di Morrissey & Marr sta copiando a più non posso. Colpisce invece che, aldilà di alcune soluzioni melodiche azzeccate che si stagliano qua e là – su tutte, l’apprezzabile recente singolo “Adult Acne” – i Boyfriends stasera appaiano blandi, meccanici, senza verve. Penalizzati peraltro dal cantante calvo Martin Wallace, l’essere meno carismatico dell’universo, che vedremmo meglio a servire i tavoli di qualche ristorante piuttosto che a (provare a) fare la rockstar, causa anche la mise da cameriere da lui indossata. E secca pensare che in contemporanea, a pochi minuti dal Koko, al Galtymore Cricklewood, stanno suonando i Fall di Mark E. Smith, uno sì vecchio e usurato ma con personalità da vendere. Peccato: sarà per un’altra volta (se ci sarà). L’eponimo album d’esordio dei Boyfriends uscirà tra non molto, il 10 ottobre. Preparatevi al battage mediatico senza posa e al consueto 8 o 9/10 dell’NME. Ne esalteranno il “genio melodico” e li definiranno i “nuovi Smiths”. Poi forse non riuscirete a resistere e comprerete il disco e/o li andrete a vedere dal vivo. Poi però non dite che non vi avevamo messo in guardia.
Articolo del
20/09/2006 -
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