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Si chiamano Katrienne, vengono da Verona e sono di certo una delle band più interessanti ed originali del nuovo rock italiano. Il loro “debut album” è ricco di intuizioni musicali pregevoli e le loro composizioni si muovono con discrezione verso quegli orizzonti musicali già disegnati tempo fa dagli Slint, più recentemente dagli scozzesi Mogwai. Li abbiamo intervistati per voi.
E’ Katrienne la bambina ritratta nella foto di copertina del vostro cd? E cosa rappresenta?
La bambina in copertina è un disegno fatto a mano da una nostra amica di nome Alice. Sembra incredibile, ma è un ritratto fatto a matita. E’ il ritratto della sorella di Enrico da bambina. Lui ci teneva a usarla come copertina e quindi…
Le vostre sonorità sono molto interessanti, non in linea con la tradizione del rock italiano. E’ un po’ come ascoltare i primi dischi degli Slint, atmosfere soffuse, suoni cadenzati ma pesanti. A chi e a cosa vi siete ispirati quando avete deciso di mettere su una band?
Le ispirazioni, al contrario di ciò che sembra, sono state molteplici. Venendo da contesti musicali differenti, non siamo partiti con l’idea di fare un disco di un certo tipo. Certo le influenze si sentono, è innegabile il paragone a Mogwai e gruppi del genere, però abbiamo impostato le canzoni dall’improvvisazione, senza pensare a un certo tipo di struttura o filone musicale. Conta poi il fatto che non siamo cresciuti insieme, quindi anche musicalmente parlando le strade erano differenti.
La scelta di cantare in inglese è collegata al vostro desiderio di avere un respiro internazionale che vi permetta di andare oltre la realtà musicale italiana?
Si. L’italiano poi è una lingua poco melodica. Non esprime al meglio l’idea del suono. E poi cantando in inglese si ha anche la possibilità di uscire all’estero, che per un genere come il nostro è sicuramente più seguito e apprezzato.
Riuscite a coniugare le chitarre elettriche del rock e un gusto attento per la melodia.. E’ questo il nuovo orizzonte per una band che voglia cominciare adesso?
Hai detto bene. Quello che vogliamo fare è proprio ricercare un certa melodia compositiva. Penso che non sia una cosa in voga tra i gruppi emergenti in quanto la strada più facile sicuramente è quella di impostare tutto sulle chitarre. E poi la strada italiana ora in voga è proprio l’indie rock, HC e post punk, dove la melodia è l’ultima cosa a cui si pensa.
Che genere di musica ascoltate? Quale disco portereste con voi in un sotterraneo in un momento di emergenza?
Mi sembra di averla già sentita questa domanda…..eheh. Bè io sicuramente un disco dei Verdena, preferibilmente Solo un Grande Sasso, gli altri penso un disco dei Pavement o dei Mogwai.
Come e quando vi siete incontrati e che esperienze avete alle spalle?
Ci siamo incontrati a Novembre 2004, dopo che lessi un annuncio nel quale veniva cercato un chitarrista. Luca e Enrico venivano da un gruppo indie rock dove era andato via il chitarrista. Abbiamo provato e ci siamo intesi subito. Io venivo dall’esperienza in diversi gruppi indie rock, che spaziavano dagli Smashing Pumpkins al rock italiano. Luca ed Enrico hanno fatto un percorso simile ma più diretto sul indie estero, alla Motorpsycho per intenderci.
Che cosa fate quando non suonate la vostra musica?
Io non smetto mai di suonare. Quando finisco di lavorare e torno a casa o suono con il mio Mac con una tastiera esterna, o suono la chitarra, o mi riposo. Luca studia all’università e Enrico oltre a lavorare frequenta le lezioni serali per prendere un diploma superiore.
A che tipo di pubblico indirizzate le vostre composizioni?
Non ci sono restrizioni di categoria o età. A chi piaccia l’introspezione, la malinconia e chi ha un ascolto profondo della musica, penso che il nostro suono possa piacere.
Che cosa vuol dire fare del rock adesso, quando tutto viene inglobato e catalogato dai media?
Se parliamo di Italia, il musicista che oggi si trova a fare musica propria, diversa dai generi emergenti in voga al momento (come le mode vanno e vengono) è condannato a farlo per passione e basta, salvo qualche fortunato e sporadico caso. Non mi dilungo su questo argomento perché ci sarebbe da scrivere un’infinità. Per una serie di fattori, specialmente economici l’Italia rigetta la musica emergente per fare posto agli ormai intramontabili miti del pop e alle cover band degli stessi, non lasciando posto ad altro. Se parliamo di Estero, la cosa cambia radicalmente. Dal trattamento dei locali, dalle etichette che fanno fare tour europei o addirittura mondiali ai propri gruppi, dalla predisposizione delle persone ad ascoltare musica e trovarsi in compagnia, ad altri fattori. Ti cito un esempio: Sono stato l’anno scorso a Dublino per un mese. Mi ha stupito profondamente vedere anche durante la settimana, i locali e pub molto frequentati. Tutti avevano musica suonata dal vivo e le persone andavano li per ascoltare e scambiare due chiacchiere in compagnia. L’aria che si respirava era veramente bella e accogliente. E non era il caso di un locale o di quei pochi che cercavano qualche espediente per attirare le persone. Tutti i locali erano pieni di gente e di musica. Cosa impensabile in Italia.
Con chi avete suonato e che progetti avete per il futuro immediato?
Non abbiamo mai suonato con gente “famosa”. Ultimamente abbiamo partecipato ad un festival con Zu, Cut, Settlefish, Bikini the Cat, Paolo Benvegnù e altri artisti. Abbiamo suonato con Bob Corn (titolare dell’etichetta Fooltribe) ad un festival vicino Mantova. I Progetti per il futuro sono tanti. La prima cosa è quella di trovare un bassista in quanto la collaborazione con Alex Antonini è terminata (siamo rimasti in ottimi rapporti). Quindi la prima necessità è quella di trovare una persona che sia dentro il nostro genere e che abbia tanta voglia di suonare. Colgo l’occasione per dire in queste pagine che se qualcuno fosse interessato basta che ci mandi una mail dal nostro sito www.katrienne.com. Attualmente siamo in fase creativa per iniziare la composizione del prossimo album, che avrà probabilmente vita ad Agosto 2007. Gli ingredienti sono tanti, dobbiamo solo unirli. L’elettronica comunque sarà una parte innovativa di questo disco, oltre che ad essere completamente cantato, soprattutto da una voce femminile.
Articolo del
29/09/2006 -
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