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Non bisogna nascondersi mai dietro ad un dito. Una cosa è fremere in modo adolescenziale a sedici anni nell’attesa febbrile di un concerto facendo il count down sul calendario di Monica Bellocci, e tuttaltra cosa è trovarsi alla mia veneranda età (in termini di lustri spesi a vedere concerti), con il batticuore per l’arrivo a Roma degli OK GO.
Le premesse non sono quelle del grande evento, ma gli ingredienti nel menù proposto dal gruppo di Chicago sono sicuramente quelli di un “potrebbero essere sempre più famosi”. Il preconcerto è talmente rilassato che mi perdo, tra le chiacchiere nel cortile del Circolo, il gruppo spalla. L’entrata in scena del gruppo americano è naturale. Damian Kulash, vittima di un fastidioso mal di gola, mette insieme le solite quattro frasi di rito in italiano, ma la sua sfacciataggine è sufficiente a rendere il tutto credibile.
La prima parte del live scorre apparentemente in sordina con una sequenza esclusiva di brani presi dal secondo disco “Oh No”. Kulash fa fatica a tenere botta con la voce e perde anche qualche nota qua e là, complice anche la palese scordatura delle due chitarre. Dopo Television Television, Do What You Want, e altri estratti dall’ultimo album, la scena si rompe grazie ad una cover dei Violent Femmes. E’ un inizio sornione che ha nascosto e malcelato, la vera natura del gruppo. Gli OK GO non sono degli sfigati destinati alle seconde file e ci tengono a dimostrarlo. Basta poco, un salto del cantante da qualche amplificatore pericolante, la sequenza senza fiato di “Here it Goes Again”, “Invincibile” e “It’s a Disaster”, per scatenare le orde di ventenni che scalpitavano sotto il palco in attesa di un non meglio precisato ok go!. Nel pogo sfrenato, una volta tanto non malinconico, c’è un po’ di tutto.
Ad un certo punto mi sfreccia accanto un ometto calvo e corpulento di mezza età in giacca e cravatta che si perde nel marasma creato dal riff di “Invincibile”, da quel momento l'ho perso di vista ingoiato nelle fauci del sottopalco. Nel frattempo il buon Kulash, nella pausa tra un pezzo e l’altro, ha spedito al bar uno spettatore troppo alto per non impedire la visuale alle povere fans più svantaggiate (per intenderci quelle basse), insultando i tecnici del suono per la voce e ammiccando con quelli del banchetto delle magliette.
Insomma una bella lezione di marketing relazionale messo al servizio del successo di un gruppo pop che sembra aver capito come far fruttare un repertorio che è molto vicino alla logica del rock mordi e fuggi….
Il mega promo degli OK GO si conclude con il pubblico in visibilio sulle note in playback di “A Millions Ways” con Kulash e compagni che mettono in scena, dal vivo, il balletto stile pon pon girls che ha permesso ai furbetti di Chicago di spopolare con il video nelle tv di mezzo mondo e su uno spamming mirato via internet. Tornando a piedi verso la macchina mi rimane un bel senso di leggerezza e, nonostante ogni possibile riserva sull'originalità, rimango convinto che un gruppo come gli OK GO di tanto in tanto ce vò.
Articolo del
06/10/2006 -
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