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Giovane cantante e chitarrista, mezza italiana e mezza irlandese, originaria di Boston, Eileen Rose è venuta a Roma a presentare nel tempio del Blues il suo folk rock robusto e semplice, fatto di melodie ben strutturate e dalla presa immediata, con le quali ha intrattenuto un pubblico giustamente curioso ed attento. Eileen viene da collaborazioni importanti come quelle con gli Jayhawks, con Frank Black dei Pixies, e con Evan Dando dei Lemonheads, ma nell’occasione ci ha presentato dal vivo le canzoni dei suoi tre album, fra i quali “Come The Storm”, appena pubblicato dalla Banana Recordings. Erede diretta di grandi icone quali Bob Dylan e Neil Young, da sempre suoi punti di riferimento, citati più volte, ci regala “rock ballads” energetiche e felicemente ispirate come “Trying To Love You”, “Twenty Dollars Shoes” e “Simple Touch”, ma è capace anche di saggi ripiegamenti melodici, è il caso di “Two In One”, o di blues acustici di indiscutibile pregio come la straordinaria “Party Dress” eseguita nella seconda parte del suo “live act”. Molto bella, sincera e appassionata, l’interpretazione di “Good Man”, un pezzo che sembra sia entrato subito nella personale Top Ten di Nick Hornby e sul finale, a sorpresa, una divertente rivisitazione di “Nessuno Mi Può Giudicare” di Caterina Caselli, in un italiano molto simile a quello dei Rokes di Shel Shapiro negli anni ’60. Eileen si diverte, dialoga con il pubblico, presenta il nipote al basso elettrico (lo chiama Pampers perché da piccolo gli cambiava i pannolini, che però nel suo italiano stentato diventano “pentolini” e le risate si sprecano) ci introduce il suo compagno alla chitarra elettrica (rimproverato più volte quando beve acqua, perché non è proprio cosa da rock and roller) e chiude il suo concerto romano con “Strange”, una ballata struggente, ma piena di ritmo. Infine si informa “Neil Young ha mai suonato qui?!?!” Ottenuta risposta negativa, esclama “Beh, non sa che cosa si perde!”
Articolo del
18/10/2006 -
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