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Lo avevano dato per morto, in un incidente automobilistico, ma non era vero niente, perché lui, Blackie Lawless, leader incontrastato degli W.A.S.P., la band che a metà degli anni Ottanta ha scandalizzato l’America con il suo Splatter Rock, è più vivo che mai e - nonostante l’incedere degli anni e un rilevante aumento del peso forma - percorre ancora le strade pericolose e bollenti del suo rock and roll a tinte forti, che spesso e volentieri deborda in un “glam metal” effervescente e di grande effetto. Sul palco troneggia una macchina infernale, una sorta di teschio da pirata con tanto di scheletro pieghevole che ondeggia in avanti e di lato, fatto apposta per essere cavalcato in direzione del pubblico. Introdotti dalle note di “The End” dei Doors di Jim Morrison, i W.A.S.P. si offrono minacciosi e cattivi al pubblico metallico convenuto in massa per l’occasione all’Alpheus e sparano subito a raffica! Le note devastanti ed intense di “On Your Knees” e le chitarre furenti di “L.O.V.E. Machine” costituiscono un ottimo biglietto da visita, la band è stata ringiovanita, ma il nuovo chitarrista è bravo, sa come farsi valere, e poi lui, Blackie Lawless, è una bestia assetata di sangue, pesantemente truccato, impellettato a dovere, con un casco di capelli neri come la pece che asseconda l’incedere maniacale e perverso del suo corpo. Eccola, arriva, è “Wild Child", non poteva essere diverso, è vero, ha superato i cinquanta anni, non si discute, ma dentro è sempre lo stesso “I am the Wild Child/ Come on and love me/ I need you to touch me/ because I know what to do” è il pubblico che urla, con lui e con il resto della band, è l’anticamera dell’Inferno!!! Blackie ci anticipa che questa sera i W.A.S.P. eseguiranno pezzi che erano rimasti sepolti per oltre venti anni, ed è vero! Riconosciamo le note di “The Headless Children”, tratta da “The Crimson Idol“ uno degli album più belli di tutta la produzione della band, poi è il turno di “The Idol”, la “title track”, una “metal ballad” lunga e ben strutturata che parte con degli arpeggi di chitarra da brivido e che si sviluppa in un crescendo memorabile, ricco di armonie metalliche, che riaccende quelli che erano i desideri, le voglie, i momenti di disperazione e di speranza di un’intera generazione “If I scream, could anybody hear me? (Se mi mettessi a gridare, qualcuno mi sentirebbe?) La ballata si conclude con un assolo di chitarra lungo, vertiginoso e folle, un’espediente che lascia anche il tempo a Sua Maestà, Blackie Lawless, impersonificazione riuscita del Male, di riprendere fiato! Ma ecco il momento che tutti aspettavamo, il coro era pronto da tempo immemorabile, volevamo solo una ragione per scatenarci, ce la offrono ancora una volta i W.A.S.P., degli sputafuoco, degli schizzasangue senza uguali, che ci regalano le note selvagge ed immarcescibili di “I Wanna Be Somebody” e la sala si trasforma ben presto in una bolgia di corpi incandescenti, disposti solo ad urlare a squarciagola, ad agitarsi come dèmoni inferociti, per salvarsi! “I wanna be somebody, be somebody soon / I waana be somebody, be somebody, too!” Chitarre virtuali, sudore vero, sotto palco succede di tutto, è un vero e proprio inno metallico, devastante e corale, che viene subito accolto, fatto proprio ed eseguito “a cappella” con fare liberatorio e catartico dal pubblico tutto. Sì in fondo è proprio questo il compito del Rock And Roll, quel “Kiss Away the Pain attitude” di cui cantava “The Idol” e i W.A.S.P. lo hanno assolto in un’ottima maniera, lasciandoci entusiasti e sfiniti. Richiamati a gran voce sul palco, Blackie Lawless e gli altri eseguono “Chainsaw Charlie" e “Blind In Texas”, altri due pezzi storici, per il tripudio finale. Che botta, ragazzi! La mattina dopo ero un fantasma, sordo e insensibile a tutto, finalmente!!!
Articolo del
25/10/2006 -
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