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A tre anni di distanza dalla loro ultima esibizione dal vivo, nell’ambito del Progressivamente Rock Festival, tornano a Roma i Procol Harum, la band inglese che si fece conoscere alla fine degli anni Sessanta grazie a dei singoli di successo che hanno fatto il giro del mondo, che sono stati oggetto di nuove versioni in italiano e che adesso fanno parte in pianta stabile del patrimonio musicale di tutti noi. Rispetto al concerto del Centrale del Tennis non vediamo più Matthew Fisher, sostituito da Jonathan Philips alle tastiere, e quindi c’è il solo Gary Brooker, pianoforte e voce, fondatore del gruppo, a dare una continuità storica alla band. Accanto a lui Geoff Whitehorn alla chitarra elettrica, Matthew Pegg al basso e Geoff Dunn, alla batteria, per una band comunque di grande livello, intenzionata a dare nuovo entusiasmo alle mirabili costruzioni armoniche disegnate nel corso di tanti lunghi anni di onorata carriera. I Procol Harum hanno pubblicato recentemente “The Well Is On Fire”, il loro nuovo disco, dal quale sono tratti brani come “Every Dog Has His Day” e “Wall Street Blues” che vengono presentati dal vivo, intessuti di quella chiave melodica e di quei passaggi ritmici frutto del dialogo fra chitarre e tastiere che ne hanno segnato l’impronta musicale. Gary Brooker è un signore distinto che ha superato i sessanta anni, ma che è ancora sulla breccia, uno che si diverte ancora con la sua musica, e che si dimostra attento ed ossequioso nelle sue citazioni blues e di soul music che sono poi nelle radici della musica di quegli anni. A tutto questo i Procol Harum hanno poi aggiunto impalcature musicali più complesse, più pensate che li hanno portati di diritto nell’ambito del “progressive rock”, ma sono state però le ballate lente e sofferte, infarcite di piano e di organo Hammond, quelle che hanno messo in risalto le capacità vocali di Gary Brooker, che anche adesso è in grado di emozionare il pubblico, e puntualmente succede quando esegue “Homburg”, un singolo del 1967, tradotto in italiano come “L’Ora dell’Amore”. L’atmosfera si fa più dura quando arrivano le note di “Simple Sister”, tratta da “Broken Barricades”, con la chitarra elettrica stavolta in primo piano, mentre “Bringing Home The Bacon”, da “Grand Hotel” suscita in noi ricordi deliziosi e gradevoli. Le struggenti armonie di “A Salty Dog”, altro grande singolo dei Procol Harum, sono dedicate, nella commozione generale, a Pip Pyle, il batterista degli Hatfield & The North e dei Gong, recentemente scomparso a Parigi mentre faceva l’amore. Dopo il blues saporito ed intenso di “V.I.P. Room”, arriva il momento atteso da tutti, una delle ragioni per cui tanta gente, anche di una certa età, è venuta fin qui: “A Whiter Shade Of Pale”, fantastica, epocale, una canzone che è entrata a far parte della storia di un intero secolo - “Senza Luce”, come ricorda simpaticamente in italiano lo stesso Gary Brooker - e che viene eseguita con grande partecipazione mentre tutti noi si viaggia fra i ricordi. Un concerto finanziato dalla ASL e destinato a quanti usufruiscono dell’indennità di accompagno per raggiunti limiti d’età e consunzione cerebrale?!?! Niente affatto, un’occasione di incontro con degli ottimi musicisti, legati a canoni espressivi forse un po’ superati ma che hanno lasciato comunque un segno indelebile nella crescita musicale ed umana di una generazione, e che per questo non finiremo mai di ringraziare. Infine un particolare da sottolineare: sia Geoff, il chitarrista, che Matthew, il bassista, indossavano splendide magliette della A.S. Roma, il che aggiunge tributo alla gloria!!!
Articolo del
28/10/2006 -
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