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Per il sottoscritto è andata così: dopo le prime due, tre canzoni, preso dall’entusiasmo ho pensato che alla fine del concerto avrei comprato gli album degli Arab Strap che mancano nella mia collezione. Passato qualche altro brano non ne ero più così sicuro. Poi, a un certo punto della serata, ho cominciato a temere che gli scozzesi, per l’ultima volta in location romana prima dello scioglimento della band, avrebbero deliziato il pubblico “concedendosi oltre il dovuto”, rivisitando il loro repertorio con un’esibizione interminabile (no, non è stato così). Insomma, se non si è appassionati della loro musica, Malcolm Middleton & Aidan Moffat (e compagni) non sembrano in grado di offrire una performance dal vivo eccitante, perché sul palco l’alternanza tra dinamismo e malinconia è troppo prevedibile, e alla fine molti pezzi – almeno negli arrangiamenti proposti durante la serata – risultano uniformi e poco interessanti. Le parti movimentate (la formazione comprendeva due chitarre elettriche, basso e batteria) sono state costruite per lo più su mid tempo ora punkeggianti ora à la Pearl Jam, che si sono concluse SEMPRE con noiose code strumentali, con tanto di assolo pseudo rumoristici del poco partecipe Middleton. Le ballate, di indubbio fascino e spesso incorniciate da liquidi arpeggi di chitarra, in alcuni momenti potevano risultare un po’ estenuanti, anche se sono state il punto di forza del concerto. Tra le canzoni eseguite, la lenta “Don’t Ask Me To Dance” (dall’album del 2006 “The Last Romance”), “I Saw You”, “Pyjamas”, bella, notturna e catalettica (da “Elephant Shoe”, 1999), “Who Named The Days”, con outro infinito, “Loch Leven” e “The Shy Retirer” (splendida, in versione voce e chitarra acustica, ultimo pezzo della serata) da “Monday At The Hug And Pint” (2004), “Piglet” – molto simile ai brani del miglior Mark Eitzel – “New Birds”, “Here We Go” e “Packs Of Three” (con il romantico verso “She was the best shag I had ever had”) da “Philophobia” (1998). Piccole storie di sbronze, sesso e relazioni alla deriva che su disco funzionano alla grande... sul palco un po’ meno.
Articolo del
25/11/2006 -
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