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Peccato che l’altra sera, all’Horus nel quartiere Montescacro a Roma, i Fischerspooner abbiano dato solo un assaggio della loro esperienza live, mettendo a disposizione dei presenti (molti) una versione ridotta del mega-spettacolo multi-mediale con cui hanno travolto, nei mesi passati, le platee di Londra e New York. Come noto, i Fischerspooner non sono una vera e propria band in senso tradizionale, ma un collettivo di cui fanno parte parrucchieri, stilisti, media artists, ballerini e ballerine. Nonché, ovviamente, i due leader e teste pensanti Warren Fischer, musicista e deus ex machina (spesso fuori scena) e il cantante/uomo immagine/ teatrante par excellence Casey Spooner. L’esibizione, di fronte ad un pubblico composto per un quarto da techno-tamarri e per i restanti tre quarti da rappresentanti della Roma giovanissima e trendyissima, è iniziata verso l’una e trenta del mattino, dopo un paio d’ore di massacro sonoro a base di musica techno mono tono sparata a palla da un non meglio identificato dj senza pietà. Ed è stato subito electro-clash, con Casey Spooner con bianco parruccone alla Einstein a condurre le danze ai suoni di “Invisible” accompagnato dalle movenze di due (solo due…) discinte ballerine. Come sovente accade in concerti di pop elettronico, di musicisti nemmeno l’ombra: comunque, se il sound è lasciato alla competenza di imperscrutabili macchine digitali, almeno Casey pare cantare dal vivo. Sale sul palco anche Warren Fischer in abiti civili (che presto rivelano una t-shirt dichiarante che “artists have more fun” – e si vede!) che ci delizia con una serie di posture da pura performance art alla NYC, poi parte il brano che, oltre ad essere l’apice dell’intero concerto, è anche uno dei punti forti dell’album d’esordio dei Fischerspooner una versione electro del classico brano dei Wire (tratto dall’album “154”, capolavoro new wave del 1979) “The 15th”. Testo apocalittico, melodia da capogiro con Casey Spooner che infine fa un tuffo da stagediver sul pubblico quasi da schianto. Da lì in poi, i Fischerspooner iniziano a saccheggiare il loro album “Number One” (compreso ovviamente l’hit “Emerge”), e Casey, coadiuvato da Warren, finalmente libero da scomodi parrucconi, dà una dimostrazione di quello che il loro live show potrebbe essere (e a New York, nelle gallerie d’arte, probabimente “è”). Potrà diventare una vera star, Casey Spooner, anzi una megastar alla Madonna (fra l’altro è probabile che gli ambienti newyorkesi che hanno bazzicato siano gli stessi), se solo i Fischerspooner sapranno mantenere le promesse e creare altri hits del livello di “The 15th” ed “Emerge”. E se, soprattutto, coloro che dispongono delle leve del potere nel music-biz gli concederanno spazio e voce, almeno quanto tuttora ne stanno concedendo ai revivalisti della cosiddetta “new rock revolution”... Ah..., e ricordate: la parola chiave è: ironia.
Articolo del
23/12/2002 -
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