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In attesa di pubblicare il primo album come The Gutter Twins, il progetto iniziato qualche tempo fa con Mark Lanegan e che adesso avrà anche un esito discografico, Greg Dulli continua il tour con i suoi Twilight Singers, il gruppo composto da Scott Ford, Dave Rosser, Jeff Klein e da Bobby Mac Intyre con il quale ha recentemente inciso “Powder Burns”, un nuovo album, e che anche questa sera lo accompagna dal vivo. Quasi due ore di concerto, un rock serrato, molto cupo forse, ma sempre intenso e vibrante, che prende le mosse da ”Towards The Waves” e “I’m Ready”, tratte dal disco appena uscito, e continua poi con “Teenage Wristband” e “Bonnie Bra” all’insegna di un rock and roll a tinte fosche, intriso di blues e di un diffuso malessere. Brani come “Too Tough To Die” e “Live With Me” sono due splendide rock ballads che mettono in risalto le straordinarie doti vocali di un Greg Dulli che si connette subito sulla stessa lunghezza d’onda del folto pubblico presente in sala, lo accoglie in una dimensione intima e colloquiale, ma poi si alza di scatto dal suo pianoforte, impugna l’asta del microfono e diventa un protagonista assoluto con quei fantastici crescendo, poderosi e toccanti che danno un senso alle sue ballate così sentite e sofferte. I Twilight Singers, musicisti schivi ed attenti, antidivi per eccellenza, sono come una famiglia, anche un qualcosa di più forse, ma si avverte che manca ancora qualcuno all’appello. E infatti dopo venti minuti compare sulla scena Mark Lanegan, un’ombra, oscuro e silente come mai, che esegue con quella vocalità tenebrosa e scarna che gli è propria “Where Did You Sleep Last Night”, una fantastica “I’ll Take Care Of You” e “Sideways In Reverse”, tratta da “Bubble Gum”. E’ un concerto di rara intensità, è un rock alcolico, rigoroso e pesante, che mette a nudo la fragilità dei suoi stessi protagonisti, invece di esaltarne la distanza e l’onnipotenza, pessima abitudine dello star system. Non c’è contraddizione quando poi Greg Dulli esegue, quasi a cappella, una fantastica versione di “Amazing Grace”, è quello il loro territorio di nascita, quella l’origine di tanta musica folk e blues americana, restituita alla sua primordiale bellezza. Ben presto Mark Lanegan lascia la scena ai Twilight Singers che ci regalano ancora altri piccoli capolavori di rock elettrico come “King Only”, “Fat City” e “Martin Eden”, fino a quella “Underneath The Waves” che chiude idealmente il discorso iniziato con “Towards The Wave”, in apertura di concerto. Dopo qualche minuto i Twilight Singers di Greg Dulli tornano in scena per eseguire “My Time Has Come”, una delle ballate più commoventi fra quelle inserite sul nuovo disco, e li raggiunge poco dopo anche Mark Lanegan, special guest enigmatico e triste, che intona “Someone’s In The Wolf” e “You’ve Got a Killer Scene There, Man”, tratta da “Lullabies To Paralyze”, il disco con i Queens Of The Stone Age. Sonorità dissonanti e compatte, un rock alternativo guitar oriented che non conosce però soltanto il fragore e l’acidità dei suoi assoli, ma sa anche trovare il tempo ed il momento per ripiegare su se stesso, per riflettere e per dare voce alle asperità che divorano l’anima di gente come Greg Dulli e Mark Lanegan, suoi sinceri protagonisti, che in concerto dal vivo offrono sempre tutto quello che hanno dentro, senza clamore, senza filtro.
Articolo del
10/12/2006 -
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