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Una serata di quelle da ricordare, quando la musica si offre nella sua essenza più vera e procede a braccetto con la poesia. Una serata che vede come protagonista Gianmaria Testa, ferroviere di Cuneo, un piemontese umile e schivo con il vizio della buona musica, l’antidivo della canzone d’autore italiana, che ha avuto molto successo in Francia, che è stato paragonato da molti a Paolo Conte, ma che da diversi anni ormai trova il pubblico che merita anche qui da noi. Gianmaria Testa presenta dal vivo “Da Questa Parte del Mare” il suo nuovo disco, l’album che - a tre anni di distanza da “Altre Latitudini” - racconta il dramma epocale di quei “migranti senza ali” che cercano in Italia un luogo da cui ripartire, una nuova Terra che possa dare una risposta a quella sensazione di smarrimento e a quei problemi di sradicamento che si portano dietro. Accanto a Gianmaria Testa un gruppo di valore assoluto che vede il contributo del direttore artistico dell’album, il noto jazzista americano Greg Cohen, al contrabbasso, di Gabriele Mirabassi, al clarinetto, del dottor Claudio Dadone alla chitarra e di Philippe Garcia, alla batteria. Il concerto è preceduto dalla lettura di brani tratti da “Naufraghi” di Erri De Luca e ogni singolo brano viene raccontato, ricostruito, nella sua genesi, nel suo sviluppo, dall’autore. Suoni intimi, riflessioni profonde e melodie calde improntate di volta in volta alla bossanova, al jazz, all’habanera e al valzer danno nuova linfa a canzoni come “Seminatori Di Grano” , “Una Barca Scura” e “Al Mercato Di Porta Palazzo”, ambientata a Torino, un luogo di incontro, un melting pot di voci, tradizioni e colori. Ogni pezzo è collegato al precedente e al successivo, esperienze, fatti di cronaca e romanzo si sovrappongono con delicatezza, rispetto e tanta poesia. Gianmaria Testa sembra quasi in imbarazzo nel raccontare tanto dolore, ma ha la sensibilità giusta per farlo, i disperati che attraversano fra mille difficoltà il Canale di Otranto hanno forse trovato il loro cantore, “Da Questa Parte Del Mare” è un concept album che parla di migrazione e della vita nei C.P.T. (Centri Permanenza Temporanea) con parole misurate di denuncia, di vicinanza e di affetto. Vengono fuori legami antichi, sentimenti condivisi, un desiderio di vita che galleggia accanto ad un senso di morte “in fondo al mare profondo”. Commuove la storia di un amore ipotetico e virtuale come quello descritto su “3 / 4”, quelle note di chitarra acustica, quel canto soffuso, quel “volevo tenere per te questo fuoco che è acceso”, desiderio e disillusione, viaggio della speranza e morti per annegamento, che ci vedono testimoni silenti e sempre a disagio. “Miniera” ci ricorda come anche noi, tanti anni fa, eravamo a nostra volta dei “migranti”, in America del Nord, in America del Sud, in Germania, in Svizzera e in Belgio. Si resta ad ascoltare incantati, novanta minuti che passano in fretta, come in una serata tranquilla a casa, a leggere un libro, ascoltando buona musica. In chiusura Gianmaria Testa ci regala una splendida esecuzione di “Polvere di Gesso”, una delle sue prime canzoni, una ballata ricca di suggestioni, così cadenzata e palpitante. E ancora la semplicità di “Dentro La Tasca”, un canzone d’amore genuina e tenera, e poi i saluti finali del signor Gianmaria Testa, da Cuneo, meravigliato di essere stasera qui a Roma, all’Auditorium, a presentare la sua musica, così come lo era quella sera del 1994 a Parigi, per firmare il suo primo contratto discografico.
Articolo del
16/12/2006 -
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