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Red Hot Chili Peppers
Top Five: il disco peggiore del 2006
8/01/2007
di
Emanuele Tamagnini
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Non potevamo tirarci indietro. Ad ogni classifica di merito che si rispetti ne corrisponde un'altra egualmente meritoria di fango e merda. Non ci è voluto poi tanto a tirar giù cinque nomi che potessero rappresentare al meglio il lato peggiore della discografia 2006. Cinque album nati blockbuster nelle intenzioni e presto rivelatisi autentici obbrobri, veri e propri flop senza attenuanti. Se non esistessero i network questa cinquina si sarebbe autodistrutta due giorni dopo l'uscita. Dunque diamo fiato alle trombe. Buon divertimento... e non prendetevela... questo rimane pur sempre Nerds Attack. Ecchecazzo!
[1° Classificato]: RED HOT CHILI PEPPERS - "Stadium Arcadium"
Cosa è rimasto della band di "Freaky Styley"? Della band che si concedeva alle cure di Andy Gill (Gang Of Four)? Di quella che trasudava ad ogni nota l'amore confesso per i Funkadelic quanto per i Black Flag? Di quella condotta da uno svitato, alterato chitarrista israeliano troppo presto bruciato per concedersi un'altra possibilità terrena fermando la sua vita a quota 26 anni? Di quella sua commovente versione della hendrixiana "Fire" contenuta in "Mother's Milk"? Insomma oggi ha ancora senso parlare di RHCP? Frusciante ha fatto più danni che canzoni buone. Più crepe che riff. Ha inguainato una band eclettica in un sound stucchevole. Disgustoso in molti frangenti. E Kiedis e compagni non hanno certo remato contro, anzi. Dal vivo sono la copia marchetta della scintillante formazione che incendiava audience non ancora coscienti di quanto sarebbe accaduto alla loro band di riferimento. "Stadium Arcadium" è terribile. Un prodotto pensato con un unico scopo: fare soldi. Gli ultimi.
[2° Classificato]: KASABIAN - "Empire"
Con il debutto omonimo i quattro di Leicester avevano scomodato la solita stampettina anglossassone. Che li aveva pompati come un canotto e posizionati tra le band da seguire in eterno. "Empire" non li riconferma. Ma anzi li getta in un maleodorante cestino della spazzatura. Finiti prima di vedere la luce. Se l'esordio aveva un costrutto seppur nella sua incredibile operazione di saccheggio (Stone Roses, BRMC, Stereo MC's, Music...) "Empire" dimostra invece cosa significhi essere progettati a tavolino. Un terribile pastiche. Un susseguirsi di strade prese contromano. Marcette e poppettino di quarta lega. E neanche si balla più. In confronto ad "Empire", "Sam's Town" dei Killers (fuori per pochissimo da questa cinquina) è un capolavoro epocale. Cancellati.
[3° Classificato]: MARS VOLTA - "Amputechture"
Seppur compaia nella classifica dei dischi dell'anno, "Amputechture" dei texani Mars Volta deve assolutamente salire sul podio di quest'altra parte negativa della medaglia referendaria. E' una band che viaggia ad anni luce di distanza dalla nostra visione musicale. Che è fatta di immediatezza, sudore, istinto, urgenza e non di pippe, nani, elfi, ghibellini e prolisse partiture tecniche. Gli ex At The Drive In (al solo scrivere questo nome mi scende una Lacrima Christi) hanno superato la soglia della pazienza. Questo è il loro punto più basso. Un macigno. Una gettata di cemento armato. Un catetere di proteine. Una inspiegabile scelta artistica che non li porterà da nessuna parte. Toccato il fondo auguriamo ai nostri ex beniamini una veloce risalita. Serie B.
[4° Classificato]: AUDIOSLAVE - "Revelations"
Strano come anche per questi quattro ragazzotti palestrati si debba parlare di glorioso passato. Ergo si dovrebbe tenere un seminario sul rincoglionimento senile spinto da dollari e lusso facili che colpisce gran parte del mondo musicale. Il terzo capitolo della storia post Soundgarden/RATM è uno degli episodi più brutti degli ultimi anni. Senza anima. Senza una benchè minima parvenza di impegno. Senza idee. Senza benza. La solita manfrina vocale di Chris "Casino Royale" Cornell, i soliti riffettini pseudo-incazzosi di Moreno Morello e il compitino facile facile degli altri due pards. Terribile. Peggio del secondo che era già peggio del primo. Pensionati.
[5° Classificato]: MUSE - "Black Holes And Revelations"
Il primo singolo estratto è stato il classico specchietto per le allodole (tante). Hanno provato a far sentire al mondo che anche loro erano in grado di cambiare strada. Hanno mosso la curiosità mediatica. Ci sono riusciti. Il resto dell'album è il solito alambiccato, ampolloso, melodrammatico scempio di barocco e mainstream. Smilzo Bellamy ha inequivocabilmente e chiaramente infranto tutti i cristalli di casa. I video clip a supporto, poi, gridano vendetta ad Ed Wood tanto quanto l'abbigliamento sempre griffato dall'atelier Wonder & Charles. La gioia di MTV. La gran festa dei network. Circensi.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
08/01/2007 -
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