|
I Fratellis sono arrivati a Milano per la loro unica data italiana in un’atmosfera di grande attesa. Solo al concerto degli Arctic Monkeys di quasi un anno fa si era vista tanta gente (e probabilmente anche un po’ di più) fuori dai cancelli per una band indie-rock. Band oltretutto con un solo album all’attivo. L’attesa comunque era certamente legittima: il loro unico lavoro in studio, “Costello Music”, è infatti un riuscitissimo insieme di ritornelli e coretti orecchiabili, richiami punk e pezzi più melodici, il tutto in stile vagamente Libertines. Il concerto però non ha reso giustizia a un album di tale spessore. Sarà l’acustica non proprio paragonabile a quella di un teatro greco. Sarà che l’amplificatore del basso comincia a fare le bizze già alla seconda canzone innervosendo non poco i tre ragazzi di Glasgow. E sarà forse anche il fatto che sul palco sono solo in tre. Non che Jon, Barry e Mince non siano in grado di suonare chitarra, basso e batteria. Però sicuramente nelle versioni in studio ci sono a tratti altri strumenti (o anche solo un’altra chitarra) che entrano a colorare e riempire maggiormente molti dei pezzi. E poi le seconde voci di Mince (che hanno un ruolo importante in diverse tracce) risultano molto più efficaci e precise in sala d’incisione che non, ovviamente, suonando la batteria. Comunque non si è trattato di una brutta performance in senso assoluto. Forse semplicemente c’erano aspettative eccessive. I Fratellis hanno aperto con “Henrietta”, per poi portare sul palco quasi tutto “Costello Music” e alcune b-side, come la divertente “Cigarello”. Il pubblico, non particolarmente coinvolto all’inizio del set, si è lasciato finalmente andare con il singolo “Chelsea Dagger” e con quello che è forse il loro pezzo migliore (ma non quello meglio eseguito), “Baby Fratelli”. Se, quindi, i momenti di maggiore coinvolgimento sono coincisi con le canzoni più energiche, in realtà i momenti musicalmente più apprezzabili sono stati quelli in cui la distorsione della chitarra si è placata e ha lasciato spazio alla pulizia dei suoni, come in “Ole Black N Blue Eyes”, con un bellissimo assolo finale, e nella versione acustica di “For The Girl” affidata solo alla chitarra e alla voce di Jon. Sul palco, poi, non si può dire che i Fratellis ci stiano male. Non si sono limitati a riprodurre le versioni da studio, ma hanno aggiunto in molti dei pezzi intro o finali più lunghi e ricercati oppure variazioni sui soli. Jon poi ha cercato ripetutamente, anche se non aiutato molto dal quasi incomprensibile accento scozzese, il contatto col pubblico. Insomma, la buona volontà non è mancata. L’energia neanche. E, non volendo pensare troppo alla forma, neanche il divertimento.
Articolo del
05/02/2007 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|