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Neffa
Neffa e i suoi Elementi
1998
BlackOut
di
Marco Conigliani
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Viene da lontano anche se “Neffa” non è sempre stato il suo nome. Ha raggiunto la notorietà solo due anni fa con il singolo Aspettando il Sole ma la sua carriera inizia con la seconda metà del decennio scorso. Allora suonava in un gruppo hardcore, i Negazione, che ha avuto una vita breve quanto gloriosa. Sul finire degli anni ottanta, unendosi agli Isola Posse All Stars, è stato un pioniere del rap in Italia. Quando la posse prende il nome di Sangue Misto lui è lì insieme a Deda e DJ Gruff e partecipa a SXM, un album-pietra miliare per l’hip hop italiano. Correva il 1994. Nei due anni successivi ha realizzato le basi per il suo primo disco solista Neffa e i Messaggeri della Dopa che lo ha messo in luce come un musicista dei più interessanti della scena nazionale. Adesso è tornato con un nuovo album intitolato 107 elementi: “La composizione dei testi ha richiesto solo tre mesi, tutto il CD è stato realizzato nell’arco di sei mesi. Questo ha conferito grande compattezza al disco e perciò sono stato molto soddisfatto. L’album mi piace anche perché contiene venti pezzi tutti ugualmente validi. Non c’è un vero brano trainante né tracce riempitive inserite all’ultimo minuto per raggiungere la durata minima. Nel complesso credo di aver fatto un buon lavoro anche se il risultato finale è comunque perfettibile. Il problema è che in Italia nessuno ci ha mai insegnato a fare dischi hip hop. Da noi non esistono produttori specializzati e i tecnici del suono si limitano a seguire le indicazioni degli artisti. Negli Stati Uniti sono gli stessi tecnici a svolgere il ruolo di produttori, sono in grado di caratterizzare in modo decisivo la musica su cui lavorano e darle la forma che vogliono. Io ho cercato di fare del mio meglio in attesa di apprendere la scienza della produzione dei suoni. Il mio obiettivo era evitare un errore in cui ci si imbatte facilmente, perdere di freschezza per acquistare in cura. Ho tentato di esprimermi in modo piuttosto istintivo rifiutando un approccio troppo cerebrale. Dal punto di vista tecnico ho sostituito il mio vecchio campionatore con uno più moderno e complesso. Questo ha comportato una fase di adattamento e poi un grosso lavoro sulla ricerca dei suoni. Forse 107 elementi non si può considerare un disco originalissimo sotto il profilo musicale ma penso di aver raggiunto buoni risultati lavorando sui testi, soprattutto sulla complementarità tra testi e musica. Ho cercato di scrivere testi più pregni che in passato. Vorrei cominciare a dire qualcosa di serio che possa essere interpretato. Mi interessa scavare dentro l’anima e per questo ho realizzato un disco introspettivo, quasi mistico, alla ricerca di nuovi valori, diversi da quelli della filosofia tradizionale occidentale, ormai superati, che non si prestano a essere applicati ai nostri giorni”.
Articolo del
01/02/2002 -
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