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Jet
Jet live @ Rolling Stone - Milano, 20 febbraio 2007
Milano
20/02/2007
di
Andrea Bagnasco
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Nel 2003 un ottimo album d’esordio, “Get Born”. Un suono rock semplice, ispirato ai gruppi storici degli anni ’60 e ’70. Ma un suono facilmente riconoscibile. Il suono dei Jet. Poi nel 2005 un tour a supportare il lancio di “Don’t Believe The Truth” degli Oasis. E nel 2006 il secondo lavoro in studio, “Shine On”. E un suono che, soprattutto in alcune tracce, si avvicina molto a quello del quintetto dei fratelli Gallagher. Sul palco del Rolling Stone di Milano questo percorso si è visto da subito. I Jet si sono presentati con birra e sigaretta in perfetto stile Oasis. E hanno aperto con “Come On Come On”. Un pezzo del nuovo album in perfetto stile Oasis. Per fortuna però i Jet, oltre ad alcune sonorità, all’atteggiamento da vere rockstar e alle birre, dei fratelli Gallagher hanno saputo imitare anche l’assoluto valore sul palco. Chitarre quasi sempre distorte e sempre protagoniste. E grande energia che non ha intaccato la precisione delle esecuzioni. Se a tutto questo si aggiungono poi l’ottima qualità delle seconde e addirittura delle terze e quarte voci fatte da tutti i membri della band, i numerosi tentativi di interagire (anche in un più che dignitoso “italiano da concerto”) con le prime file e anche qualche mossa scenografica degna dell’esagitato Jack Black di “School Of Rock”, il risultato è stato davvero ottimo. Oltretutto il gruppo di Melbourne è riuscito a dimostrare una notevole versatilità. Da un lato i Jet hanno saputo entusiasmare e coinvolgere il pubblico con i pezzi più carichi come “Cold Hard Bitch”, “Put Your Money Where Your Mouth Is” e il loro primo successo mondiale “Are You Gonna Be My Girl?”. Ma allo stesso tempo sono riusciti a non sfigurare e anzi a creare un’atmosfera molto intensa con la sequenza lenta composta dall’acustica “Move On”, cantata dal batterista Chris Cester e impreziosita dalla splendida armonica a bocca suonata dal bassista Mark Wilson, e da “Look What You’ve Done”. Alla fine, dopo la prima meritatissima razione di applausi, alcuni bis con la title track del nuovo album “Shine On” e una lunghissima versione di “Rollover Deejay”. Poi la seconda serie di applausi. Un’ultima nota, rapidissima, per il gruppo che ha aperto la serata, i Blue Van. Chitarra, basso, batteria e organo Hammond da un paesotto a 500 km a nord di Copenhagen. Poche canzoni, tutte un po’ strascicate nei finali, ma tutte niente male. Un album uscito da poco. Ne sentiremo parlare.
Articolo del
22/02/2007 -
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