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Notte umida e piovosa, scenario ideale per quanto sta per accadere. Creature che non hanno mai visto il mare, che non hanno mai preso il sole, si mescolano affabilmente con il popolo “metallico” di provata fede, non ci resta che entrare, proprio sul finire del set infuocato dei Cripple Bastards, un gruppo giovane, composto da misantropi dediti al grind-core, ma giusto in tempo per fare conoscenza più da vicino con gli Undertakers, che sono fra i massimi esponenti qui in Italia del brutal-core di Enrico Giannone, poderoso vocalist, dalle tonalità apocalittiche e viscerali, con Stefano Casanica, alla chitarra elettrica, Manlio Massimetti al basso e con la sorpresa Antonino Donadeo, di soli 21 anni, alla batteria, un ragazzo cresciuto a Tricase, Lecce, talmente bravo però da trovarsi costretto a lasciare ben presto la taranta per raggiungere i Vital Remains in tour negli Stati Uniti. “Non siamo esoterici!“ grida come un ossesso dal palco Enrico, “Non siamo satanisti! La nostra musica non ha bisogno di etichette, fa male, e basta!” e via con un diluvio di accordi mozzafiato che fanno da supporto ad una vocalità viscerale, indecifrabile e cupa. “Che cosa? Che dici? Parla potabile!“, Giannone il mite, Giannone l’affabile, quando è sulla scena si trasforma in una creatura inquieta, perfetta incarnazione del suo Io nascosto, della sua musica. Subito dopo arriva il momento tanto atteso, quello riservato ai “mexican cabrones”, ai Brujeria, che sono per la prima volta in Italia, una band di grind-core e di death-metal che si è formata qualche anno fa come "side project” di gruppi storici come Napalm Death, Fear Factory e Faith No More. La band messicana si esibisce raramente dal vivo, cambia formazione di continuo, non è dato sapere quale sia esattamente la line up di questa sera (anche perché si presentano sul palco incappucciati come narcotrafficanti ricercati dalla FBI ) ne azzardiamo una noi, per quello che ci risulta abbiamo a che fare con Juan Brujo alla voce, El Cynico (alias Jeff Walker) alla chitarra, Hongo (alias Shane Enbury) al basso, e Raymond Herrera alla batteria. Probabilmente sapete anche voi che il nome “Brujeria” in spagnolo significa “Stregoneria” e infatti nei testi delle loro canzoni c’è molto spazio per deliri satanici, spropositati e divertenti, che si mescolano al culto per le droghe e per le varie sostanze stupefacenti di cui il territorio messicano fortunatamente abbonda. I Brujeria dedicano il concerto di questa sera a due italiani che per loro costituiscono figure mitiche: Dario Argento e Lucio Fulci, indimenticati registi degli horror movies dei primi anni Settanta, subito dopo poi si producono in una lunga serie di “anthem” anti-cristiani, ma anche anti-governativi, con degli insulti chiari e “potabili” , diretti verso Bush e verso il settore militarista e interventista del popolo del Nord America. “C’è un mostro per le vie di Roma” grida Juan Brujo, un gigante con lo stomaco in perenne fuorigioco “E’ Ratzinger!” risponde qualcuno che evidentemente è entrato bene nel clima, e invece si chiama “Necrosario”, il titolo di uno dei brani più serrrati dei Brujeria, che non si fanno certe “pregare” nel concedere un bis, fatto di chitarre tritate e di accordi tormentati e furenti. Per quanto possiate stentare a crederlo, anche questa è una delle strade che porta al Paradiso... Sì, ma quello del Rock and Roll, capito bene, è potabile?!?!
Articolo del
26/02/2007 -
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