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"Non ricordo quasi nulla, quindi deve essere stato memorabile". Con queste testamentarie parole di Aguirre "The Great" si apre questo racconto che lascio ai posteri dopo una settimana mefistofelica sfociata nel putiferio di gonne, barbe, sorrisi, birra, taralli, tranci di formaggio e maschere nere. Il Defrag nasce da un'ala "espropriata" del leggendario Istituto Tecnico per Geometri XXVI. Che suona come un avamposto di nordisti in mezzo al nulla controllato dai Seminole. Sono passati quasi 17 anni da quel 48. Un voto che, per chi narra, non ha mai rappresentato un cazzo, nè tantomeno garantito qualcosa. In quell'anno iniziò l'abbattimento del Muro di Berlino mentre i gol di "totonno" infiammavano le notti magiche. Da parte nostra iniziammo a vivere. Tornare in quei luoghi ha un sapore particolare. Il tutto torna della vita è spaventoso. Come il volto deformato di Laura Dern in "Inland Empire". Come stasera. Ho messo la camicia militare. Il frustino negli stivali (lucidati con grasso di prosciutto di montagna), le piastrine al collo e controllato il tascapane. Per l'occasione ho scelto il colore rosso. Per far risaltare la timbrata. Scelta infelice considerando le sette lampade mattutine irradiate sulla pelle di Bonanza. Si prevede traffico lieve. Temperatura rigida e non dovrebbe minacciare pioggia acida. La mia piccola Madonna viene posizionata all'uscio. Con una piccola scatola rimediata. Un piccolo sacchetto. Ed una grande voglia. Come grande è stata quella di tutti i ragazzi del Defrag. Il barista biondo, il mio omonimo, due fumatori d'oppio, standisti, stendini, un manichino senza braccio, divani come non se ne vedono più da tempo dopo l'invasione barbarica svedese, plexiglass, baci rubati via dalla folla e tutto è pronto. Alle 21.30 nel retro palco sono seduti ad una tavola rotonda (autentica) i Thrangh e gli Shine, novelli bretoni di Camelot, che mangiano pizza a squarci alla faccia di Mago Merlino. C'è grande rilassatezza. C'è grande spazio nel locale. C'è tanta luce. Grandi foto. E l'iguana che veglia su di noi. La lista accrediti è stilata. I fortunati sono stati scelti con un quiz a numero chiuso inviato per posta il 1 gennaio. I collaboratori sono amici. Anzi gli amici sono collaboratori. Il vero motore a scoppio di Nerds Attack. Dovrebbero venire tutti. Alla spicciolata ed in ordine sparso riconosciamo: Simoncino Cosimi et signora che per tutta la serata chiederà invano al barista biondo una polibibita ripiegando sul perchè in TV pronunciano "AR" la parola "OUR", il Gherardi con sacchettina originale "Benson & Hedges" dove contiene gelosamente una pregiata selezione musicale a base di neo tweet weird pop da urlo, il Consigliori Francesco in attesa dei suoi ospiti (Kurre e Pierlu), il Serra Simone e la sua di Madonna, la brava Chiara "No Tune" con il fedele boyfriend, "Tracce di Rossetto", Super Watt Natale, Elettrosaretta fomentata come un piccione a Piazza S. Marco di domenica che si sistemerà allo stand vendita cd/spillette con risultati mastrotici, l'attento alle cose tecniche Andrea "Anselmo" Di Fabio, la catarifrangente Wonder Mary Hag... e Carlo? Con una drammatica telefonata alle 22.30 avverte del suo arrivo quando, dice, il tasso alcolico corporeo è già salito a Defcon 4. La sala è avvertita. Ora c'è tensione. Incontri. Baci. Abbracci. Pacche sulle spalle. Spalle sulle pacche. Pacchi di "Erzefilisch". Volti noti. Amici. Tanti. Capelli lunghi. Capelli unti. C'è un po' di fila all'entrata. Scorgiamo il molesto. Il pretesto. Il contesto è sempre più a misura di festa. Il plexiglass divide la mia visuale con il mondo intorno. Mentre irradio nelle sale indie pop catchy e senza pretese. Viaggio al neon dentro i bagni dove una volta provavamo a fumare. Fermi tutti. Aguirre è tra noi. Il NERD per eccellenza. Il live show può iniziare. C'è anche il giovane John Mayall. Gianluca "Mojo Station" Diana chiude l'elenco degli scriba. Con un pensiero a Simona e a Manningher che travalica le Alpi. C'è una gran parte della Roma underground che suona. Curiosi. Che bella la curiosità che non rende ignoranti. Incontro tanta gente. Febbrilmente eccitata. Con una spilletta sul berretto, due cd tra le dita appena acquistati, una birra in mano che gocciola gaudente, uno zaino sulle spalle, una stretta di mano. Forte. Il "succhia succhia" al bar è da tempo iniziato. Il suono esce copioso. Ragazze carine si aggirano come in un film. Amoreggiamenti tra le colonne. Le maschere nere riposano là dietro. Inquietanti. Ora ci sono più di 150 persone pronte ad applaudire. Giro impaziente. Due scatti. Due flash. Rubo qualche attimo che riporto a fianco. Quando la sala si dirada dopo il secondo set passa la tensione. Passa Aguirre con la quinta birra. Una bionda con la quarta. Il molesto con la terza vittima. Uno per volta. Questo è probabilmente il clou. Bocche aperte. Stupore. Viaggio onirico. Ancora applausi. Ma suonando così non si fanno male alle mani?". Il set del Dj 'Gez irrompe come una carezza paterna, come una lacrima sul viso, come quando sei felice. Alle 3 il panorama parla chiaro. Cecco stappa ancora. Partono i rum e pera come se fossero coriandoli. Aguirre è ormai parte integrante dell'enorme cesto nero dove vengono custoditi i (suoi) ricordi. I Thrangh si sollazzano con taralli non piccanti e formaggio stagionato, tanto che l'uomo sax non pago ne farà incetta concedendosi anche a presunta verdura custodita nel camerino. Qualcuno barcolla e cede alla distanza. Qualcun'altro ha voglia già di raccontare. Ma purtroppo tutto passa. Tutto scorre. Bisogna solo prendere il meglio, perchè un'altra vita non c'è. Ed il meglio è tra queste righe.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
27/02/2007 -
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