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Sono in ritardo, niente gruppi di supporto, tanto sono qui per loro, per i Cannibal Corpse, e non mi va di perdere tempo ad osservare, ad analizzare, ho solo tanta voglia di spaccarmi i timpani, così domani sul lavoro non sento proprio nessuno!!! Censure internazionali e divieti vari non consentono alla storica band americana di thrash metal di ottenere passaggi televisivi ed è anche piuttosto raro vederli dal vivo. Originari della Florida, che non vuol dire solo belle spiagge, auto d’epoca e ragazze abbronzate, i Cannibal Corpse sono con il passare del tempo approdati a soluzioni sonore sempre più estreme e adesso, con la recente pubblicazione di “Kill” per la Metal Blade Records, si può parlare di loro come dei capofila del brutal death metal più cupo ed ossessivo che sia mai dato ascoltare. Il Circolo è gremito fino all’inverosimile, raggiungere le vicinanze del palco è davvero un impresa, l’aria è a dir poco irrespirabile, sudore, alcool e metallo danno vita ad una miscela chimica letale, ma George “Corpsegrinder” Fisher, alla voce, Pat O’Brien e Rob Barrett alle chitarre, Alex Webster al basso e Paul Mazurkiewicz alla batteria sono in possesso dei requisiti giusti per fare dell’Inferno un luogo di villeggiatura piacevole. E proprio mentre l’altra Italia, quella perbene, si stordisce di fronte alla tv con le nenie sanremesi, e si offre passiva all’omologazione più bieca, i Cannibal Corpse danno fuoco alle viscere! “Time To Kill Is Now”, “Five Nails Through The Neck” e “Make Them Suffer” sono solo alcuni dei titoli dei brani eseguiti dal vivo, in una scarna ma quanto mai realistica rappresentazione di sesso e di violenza, che racconta di torture, di vendette e di perversioni maniacali con l’intensità e la rabbia di chi è in conflitto con il mondo intero. La voce “mortale” di George Fisher si riversa su un pubblico giovane e disposto a tutto come un torrente di lava incandescente tracimata dal vulcano Stromboli, le chitarre di Pat e di Rob formano una linea di suono compatta con la sezione ritmica, e sentirle è un piacere, è un po’ come mettersi sotto la pancia di un aereo al massimo della sua accelerazione e pronto a spiccare il volo! E’ vero, è una “musica estrema per gente estrema”, come recita la scritta che leggo sulla t-shirt di un ragazzo, ma è anch’essa una forma di arte, per quanto strana, per quanto recalcitrante, disgustosa e ribelle. E’ la rivolta di chi preferisce una “twisted blasting brutality” ad un vivere vuoto e senza senso, deciso dagli altri, da chi detiene il potere, anche per quanto riguarda le “forme di melodia” universalmente accettate. Fuck that shit! E via ancora con la parte finale di un set fatto di “metal grind” adrenalinico ed esaltante, espressione musicale di quegli elementi orrorifici e violenti che Vincent Locke raffigura sulle copertine dei dischi dei Cannibal Corpse e che sono valsi al gruppo denunce e censure da parte del P.M.R.C. (Parental Music Resource Center) guidato dalla moglie di Albert Gore (che è pure democratico, boh!) Usciamo dal locale a tarda sera, con la giacca appena ritirata dalla tintoria cosparsa di birra, mani tremolanti, shit, certi ragazzi non reggono l’impatto con le forti emozioni dell’ultra metal grind core BRUTAL !!!! Aaaaargh!!!
Articolo del
02/03/2007 -
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