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Asta o non asta, ricomincia la stagione concertistica del rinato Piper Club di Roma con l’arrivo, direttamente da New York City U.S.A., di un emergente combo di cui molto si va parlando: la denominazione è Brazilian Girls e ci si chiede per quale motivo, dato che di Brasiùl nel quartetto non c’è neanche l’ombra: la frontwoman Sabina Sciubba (della cui disinvoltura si dirà di più - e meglio – oltre) ha nome e cognome italico (ha a lungo vissuto a Roma) e geni franco-tedeschi, il bassista Jesse Murphy e il batterista Aaron Johnston sono yankees purosangue, e il tastierista Didi Gutman ha origini argentine. Sarà – forse – per il clima esotico che la loro musica contribuisce a creare, o magari chissà. Prima dell’arrivo degli headliners, però, la serata appartiene di diritto al Piper, lo storico locale capitolino finalmente restituito alla musica dal vivo, con i suoi tipici terrazzini, con il suo pubblico di avventori e avventrici più da romanzo di Federico Moccia che da rock and roll gig, e con il suo provetto Deejay Giovannino che ci delizia alla consolle con una selezione che a un certo punto pare proprio dedicata al re dello scratch’n’mix Grandmaster Flash (che di lì a poche ore, al Waldorf Astoria di New York, entrerà dalla porta principale nella Rock And Roll Hall Of Fame, primo artista rap a ricevere una tale onorificenza). E’ già pertanto un buon viatico quando, qualche minuto dopo le 11, le luci si spengono e salgono sul palco i Brazilian Girls. Senza nulla volere ai tre comprimari, gli occhi di grandi e piccini si puntano naturalmente sulla provocante Sabina Sciubba, fisico da top-model e mise quasi-naturista (una tutina aderente color pelle con a malapena qualche adesivo a garantire la censura sulle aree più sensibili), che dà il giusto fomento ad un pubblico che aspetta solo il momento giusto per scatenarsi. L’audio non è perfetto (non “da Piper”) ma il sottofondo sonoro pare essere stato inventato apposta per il locale di Via Tagliamento, una sfarzosa miscela di techno-new wave con infusioni lounge/exotica e testi multilingue di facile decifrabilità. Si susseguono uno dopo l’altro gli episodi di “Brazilian Girls” (l’album d’esordio, datato 2005) e del recente “Talk To La Bomb”, e l’imperizia – talora evidente – del tastierista e del batterista passa in secondo piano grazie alla presenza scenica della scatenata Sabina, che si rivolge al pubblico ora in inglese ora in italiano. In precario equilibrio tra il lascivo (“Me Gustas Cuando Callas”) e lo scandaloso (“Sexy Asshole”), lo show non perde mai di tensione, che anzi balza alle stelle quando un manipolo di fans delle prime file vengono lasciati salire sul proscenio a tangheggiare con la divina frontwoman. Il coefficiente sexy raggiunge poi il climax quando Sabina, ormai liberatasi dalle restanti autoimposte censure, gorgheggia placida "I always have an orgasm when the tanks are rolling, crashing through the borders" (su “Never Met A German”), mentre le danze intorno a lei si scatenano vieppiù. Alla fine, gli anziani della compagnia sono persi a fare improbabili paralleli tra la Sciubba e certa Wendy O. Williams vocalist della punk-band Plasmatics, che un’era geologica fa si esibì allo stesso Piper Club ricorrendo più o meno agli stessi conturbanti trucchetti erotico-sessuali; il pensiero dei più giovani è invece rivolto al futuro, ovvero al prossimo imperdibile concerto che il Piper Club ha in calendario, quello della magistrale e imprevedibile indie-folk-soulster Cat Power il prossimo 8 maggio. Nella fervida attesa, però, i Brazilian Girls hanno rappresentato un piacevolissimo – esotico - antipasto.
Articolo del
19/03/2007 -
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