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Per chi non lo sapesse, Bruce Foxton è l’iconico bassista dei Jam, quello che in una indimenticabile foto d’epoca fu catturato mentre durante un concerto dal vivo spiccava un impressionante balzo verso l’alto degno di Sotomayor. Foxton è anche quello che ci restò peggio nel 1983 quando Paul Weller improvvisamente decise di sciogliere i Jam all’apice della fama per dedicarsi al progetto Style Council. Da allora, Foxton è vissuto un po’ ai margini della scena: ha abbandonato presto le iniziali ambizioni soliste ma si è comunque visto spesso in giro ed in particolare con un’altra storica band del punk-movement, gli Stiff Little Fingers di Jake Burns. Oggi però Bruce Foxton è di nuovo un membro dei Jam. D’accordo, si tratta dei Bruce Foxton & Rick Buckler’s The Jam, dato che Paul Weller non è (ancora?) tornato all’ovile, ma la reunion di Bruce & Rick, bassista e batterista originali insieme per la prima volta dopo 25 anni, sta comunque scatenando degli impensabili entusiasmi: basti pensare che molte date del tour britannico previsto per il mese di maggio sono già “sold-out”. Nel suo genere, insomma, è un discreto evento, che avrà il suo antipasto nelle tre date in Italia del 22, 23 e 24 marzo, sorta di “prova generale” per questa nuova/vecchia band sorta dalle ceneri dei The Gift, la tribute-band ai Jam di Rick Buckler. Nonostante Foxton sia incasinato perso tra gli ultimi rehearsals e la preparazione della valigia in vista della partenza per Roma, ha accettato gentilmente di sottoporsi ad una celere intervista, di cui vi fornisco il resoconto:
D: Ciao Bruce e grazie per la disponibilità. Avrei molte cose da chiederti ma mi limiterò ad alcune domande essenziali. In primo luogo: come mai ADESSO la riunione con Rick Buckler? Ha a che vedere con l’attuale tendenza alla reunion di band storiche (Stooges, New York Dolls, Genesis ecc.) o perché tra te e Buckler è scattato qualcosa dopo diversi anni?
R: Mi è capitato di suonare nello stesso cartellone con la band di Rick, The Gift, nel maggio 2006. Dopo il mio concerto, mi hanno chiesto di suonare due canzoni insieme ai Gift, e io l’ho fatto. E’ stato un divertimento immenso suonare nuovamente con Rick, e il pubblico è stato entusiasta. Poi nel dicembre 2006 ho nuovamente suonato con i Gift come "special guest”. Così nel gennaio 2007 abbiamo deciso che dato che ci divertivamo a suonare nuovamente insieme, che i fans volevano ascoltare la musica dei Jam e anche che nel maggio 2007 sarebbe stato il 30mo anniversario dall’uscita di “In The City” (l’album d’esordio dei Jam, n.d.r.), che sarebbe stato un buon momento per fare un tour come 'From The Jam, Bruce Foxton & Rick Buckler'. Per celebrare la musica.
D) Quale fu all’epoca secondo la tua esperienza il momento più alto della storia dei Jam?
R) Sono fortunato a poter dire che ho un sacco di bei ricordi. Uno di essi è legato a quando “Going Underground” andò direttamente al n.1 in classifica nel 1980.
D) Eravate amici delle band della scena cosiddetta del “Mod revival” tra il ’78 e l’80 (Secret Affair, The Chords ecc.)?
R) Eravamo tutti amici, e spesso abbiamo anche suonato insieme nello stesso cartellone. Andare ad un concerto dei Jam del resto era una sorta di evento per socializzare, la gente veniva per la musica ma anche per stare insieme.
D) Qual è il vero motivo dietro lo scioglimento dei Jam nel 1983? Un vero spreco se si pensa che sia l’album “The Gift” che l’EP “Beat Surrender” sembravano puntare verso una nuova direzione più “funk” che avrebbe potuto essere ulteriormente esplorata…
R) Dovresti chiederlo a Paul Weller. La mia opinione è che Paul desiderasse cambiare direzione musicale, e che per questo abbia creato gli Style Council. Ma non abbiamo mai avuto dei disaccordi. Sia io che Rick siamo rimasti delusi perché sentivamo che i Jam avrebbero potuto andare ancora avanti a lungo. Ma così non è stato, quindi abbiamo dovuto guardare avanti.
D): Oggi hai rapporti con Weller o con il circolo di persone a lui vicine? Se non sbaglio anche dopo lo scioglimento dei Jam continuasti a lavorare con suo padre (che tra l’altro era il manager dei Jam. N.d.R), lo frequenti ancora?
R) Purtroppo no. Però dopo anni ho visto Paul lo scorso anno al concerto degli Who a Hyde Park dove la band con cui suonavo, i Casbah Club, era uno dei gruppi di supporto. Paul è venuto da me, mi ha abbracciato e ha detto che era da un sacco di tempo che non ci vedevamo, e che era bello rivedermi. Io gli ho detto le stesse cose. E’ stato un breve incontro, ma spero che abbia finalmente rotto il ghiaccio che si era creato tra di noi.
D) Con Rick Buckler avete scritto un libro insieme, “Our Story” nel 1994 sulla storia dei Jam. Rimpiangi magari di aver scritto qualcosa su Paul che possa averlo urtato?
R) No, non credo proprio… Anzi, il libro era il nostro tentativo di rettificare alcuni fatti, in particolare certe cose che erano state scritte da Paulo Hewitt (giornalista, biografo di Paul Weller nonché degli Small Faces, n.d.r).
D) Della tua carriera dopo i Jam si è sempre parlato molto poco. Puoi indicare qualche tuo album o qualche singolo che a tua opinione valga la pena di andare a cercare, o magari buono per una ristampa?
R) Dopo la fine dei Jam ho firmato per la Arista Records e ho pubblicato il singolo “Freak” che qui in Inghilterra è arrivato nei Top 30 nel 1983. Poi ho anche realizzato un album intitolato “Touch Sensitive”. Cercate quelli…
D) Chi ritieni che siano i veri “eredi” dei Jam oggi?
R) I Green Day e gli Oasis hanno spesso citato i Jam come una loro influenza. E io ne sono estremamente lusingato e orgoglioso.
D) Pensi che potrà esserci in futuro un album nuovo di zecca dei “Bruce Foxton & Rick Buckler’s The Jam”?
R) Forse. Al momento ci stiamo concentrando sul tour di maggio nel Regno Unito. E se tutto va bene oserei dire che potremmo iniziare a pensare a comporre del nuovo materiale e un nuovo album...
D) Ti senti in qualche misura ancora “Mod?” Te lo chiedo perché sia Weller che Pete Townshend nelle loro interviste dichiarano sempre di mantenere un certo affetto per la filosofia Mod.
R) Anch’io! Scusami per la fretta ma devo ancora sistemare un sacco di cose prima di partire per l’Italia domani. Cheers, Bruce
D) Cheers anche a te – a domani (per chi legge, a stasera), allora...
Articolo del
22/03/2007 -
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