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Le Vibrazioni sono una delle poche band italiane con un'estetica ben definita. Suonano molto bene, hanno un impatto sonoro notevole e un rapporto del tutto speciale con il proprio pubblico. Abbiamo intervistato il cantante Francesco Sarcina nel tardo pomeriggio, poco prima che si recasse al Duel Beat di Agnano.
Uno dei primi concerti che avete fatto è stato qui al Notting Hill che ora ha chiuso. Come vi sentite dopo tutto questo tempo?
Ricordo molto bene il concerto al Notting Hill ma fondamentalmente non ci sentiamo diversi, sentiamo però di aver fatto un percorso. Abbiamo fatto tre dischi con dei singoli che hanno goduto di un ottimo airplay, abbiamo suonato tantissimo e ora, dopo quattro anni, ci sentiamo molto più forgiati, sicuri e collaudati, questo sicuramente.
Pensi che i testi che scrivi siano oggi più maturi o avevi già trovato la giusta dimensione nel precedente album?
Ma guarda, alla fine dei giochi i testi ognuno li interpreta come vuole perché è un processo soggettivo. Non credo di scrivere oggi testi più maturi, scrivo semplicemente storie vissute che possono appartenere a chiunque. Figurati che anche tra noi quattro è difficile essere seri e maturi!
Un po’ di cose in questo album portano ai Pink Floyd, dal video di “Portami via” allo strumentale “Introduzione ad uno stato di distacco dal reale”. Sono loro l’ispirazione centrale di "Officine Meccaniche"?
Sicuramente usando i nastri analogici abbiamo ottenuto un suono più vicino a quello dei miti che ci hanno segnato tanto e che ancora oggi ascoltiamo, perché con l’analogico è proprio la pasta sonora ad essere trattata diversamente. Quindi ci sono inevitabilmente dei riferimenti nel disco, perché ti rendi conto che quello che hai ascoltato per anni magari ritorna in una forma nuova. Direi che ci sono sicuramente delle sonorità ma nessuno voleva emulare o suonare nello specifico come i Pink Floyd, magari fosse così!
A Sanremo 2007 hai fatto riferimento alle difficoltà che incontrano oggi le band emergenti. Come deve ragionare oggi un gruppo che voglia acquisire attenzione presso etichette e produttori?
Un tempo c’erano sicuramente delle band, c’era tanta gente che suonava ma mai quanto oggi. Ora ci sono miliardi di band e di artisti che fanno tutto con il loro computer. È aumentato lo spettro di chi fa musica, oltretutto i discografici non ne hanno mai capito nulla. Almeno in passato c’era gente che aveva un minimo di gusto musicale, oggi non c’è proprio cognizione di causa, anche a livello di cultura generale, tutti vogliono suonare ma non viene messo a disposizione lo spazio per far suonare tutti. E allora come fa un giovane a confrontarsi e a capire come la gente ti vede? Suonando dal vivo capisci dove sbagli e dove centri il bersaglio, noi abbiamo sempre suonato tantissimo e riuscivamo a fare le nostre cose. “Dedicato a te” era un successo già due anni prima che uscisse sul mercato, a Milano la conoscevano tutti visto che la suonavamo sempre.
Com’è nata “Dimmi”, una delle canzoni più belle del disco?
È un po’ lo stile che ha fatto conoscere Le Vibrazioni, ha una storia divertente. Patty Pravo mi ha chiesto di scriverle delle canzoni. Me l’aveva chiesto anche Mina ma mi aveva cassato delle canzoni che poi ho usato per noi (tra cui “Raggio di sole”). Quindi mi metto a scrivere con un divertito spirito di rivalsa e mi è uscita questa canzone di sonorità tipicamente Sixties, da Sanremo 64 direi, con microfono a giraffa e quelle cose lì. Poi mi è piaciuta così tanto e me la sono tenuta. Il testo l’ho scritto ispirandomi al rapporto personale con mio padre che mi ha dato la musica. il rapporto con il padre è sempre controverso, un qualcosa da superare e interiorizzare, anche io ho avuto da poco io un figlio e credimi, tutte queste cose ti creano una roba che ti fa girare la ruota in questa maniera. Quindi è essenzialmente una canzone per mio padre.
Il disco, registrato in analogico, è stato disponibile prima per il mercato dei cellulari Nokia: siete spregiudicati nell’utilizzare la tecnologia del passato e del futuro a seconda dell’obiettivo da centrare. Credi sia un compromesso necessario per andare avanti o è solo capacità di individuare la direzione in cui va oggi la comunicazione?
Se non fa male uno può fare quello che vuole. Devi pensare che siamo nel 2007 ma se il gusto personale si rifà al suono del passato allora va benissimo usare un certo tipo di tecnologia come può esserlo il nastro. Vendere centomila dischi da mettere in centomila telefoni è sicuramente una buona opportunità perché c’è gente che compra più cellulari che dischi, sarebbe assurdo non ragionare in questi termini oggi. La missione è quella di fare arrivare la tua musica assolutamente a tutti. Comunque ti dico che per gusto personale prima o poi ci faremo un bel vinile tutto per noi!
Il forum di Vibraland è attivissimo: qual è il vostro rapporto con i fan?
Il rapporto con i fan è basato su un fatto estremamente spontaneo, io sono così e non riesco a collocarmi lì in alto, con la spocchia di chi dice “io sono migliore di te e tu puoi andartene”. Ai fan è importante far capire che se vogliono possono fare tutto e realizzare i proprio sogni, io sono la prova vivente di questo. Poi è chiaro, ci sono fan e fan: è legittimo il contatto con l’artista, però alcuni esagerano e diventano invadenti tanto da sfociare in episodi di mitomania. C’è una fan che ci segue ovunque, le ho parlato una volta, l’avessi mai fatto. Da allora ci segue i tutti i concerti, è in prima fila, non fa nulla se non stare fissa a guardarmi senza cantare le canzoni. Una volta è venuta a trovarmi fin sotto casa. Ecco, a questi livelli scatta anche la paura! Però per il resto, a parte episodi del genere, il rapporto con i fan per me è quanto c’è di più spontaneo e naturale.
Articolo del
29/03/2007 -
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