|
Ad un gruppo all’esordio, inevitabilmente sconosciuto, qualche idea commerciale originale per distinguersi un po’ non guasta di certo. Ed i Ministri di idee originali ne hanno avute. Prima di tutto hanno inserito in bella vista nella copertina di ogni copia del loro “I soldi sono finiti” una moneta da un euro ad attirare l’attenzione dell’acquirente svagato. E poi hanno messo alcuni divertenti passaggi di armonica che uniscono tutte le varie tracce, non lasciando un attimo di vuoto e allo stesso tempo aumentando l’attesa per il pezzo successivo. Ad un gruppo all’esordio però tutte le idee commerciali del mondo non possono bastare se poi manca la musica. Ed i Ministri hanno anche la musica. Senza non avrebbero certo vinto le selezioni per l’Italia Wave. Dodici tracce. Chitarra, basso e batteria. Un concentrato di grinta e spontaneità. E soltanto pochi momenti meno ispirati. Nella definizione del loro sound, moltissimo i Ministri devono sicuramente agli Interpol. Per rendersene conto è sufficiente ascoltare “La mia giornata che tace”, e “Piano per una fuga”, quest’ultimo forse il pezzo migliore dell’album. Ma molto devono anche agli Arctic Monkeys: del gruppo di Sheffield il trio milanese ha preso soprattutto la varietà delle strutture delle singole canzoni, che presentano quasi sempre numerosi bridge, riff e stacchi mai banali guidati benissimo dalla batteria. La varietà, oltre che nelle strutture dei pezzi, è presente anche nei toni. Certo, “I soldi sono finiti” è un album prettamente indie. Però, qua è là, intelligentemente poste a intervallare serie di canzoni molto cariche, ci sono anche momenti più raccolti e quasi intimi, in cui la voce quasi sempre arrabbiata di Davide Auteliano si fa più pacata e si fa docilmente guidare dagli arpeggi della chitarra per l’occasione senza distorsione, come ne “I muri di pietra” e in “Le mie notti sono migliori dei vostri giorni”. Per non trascurare poi ulteriori variazioni come l’intro quasi western de “Il camino de Santiago” o il crescendo vagamente hip hop del finale della conclusiva “Abituarsi alla fine”. Del resto, vagamente hip-hop sono anche le coraggiose scelte dei testi. I Ministri non parlano d’amore. Né di amori iniziati, né di amori finiti, né di amori trascinati. I testi, quasi tutti scritti dal chitarrista Federico Dragogna, affrontano temi impegnati e difficili, come droga e religione. Proprio quei temi che spesso la canzonetta da classifica ha l’imperativo di evitare. Senza contare, a monte, il coraggio dimostrato scegliendo di cantare in italiano. Scelta questa che non sempre paga. Dal momento che spesso buona parte del pubblico preferisce un vuoto lalala in inglese alle parole, anche le più intelligenti, della nostra lingua. Concludendo quindi, un ottimo album. E ora viene la parte più difficile ma forse anche più stimolante. Ripetersi. Lavorando sulle innegabili qualità della loro musica e migliorando solo un po’ l’efficacia dei testi che a volte sono forse eccessivamente criptici. Senza perdere la spontaneità e l’energia che ha fatto de “I soldi sono finiti” uno dei migliori lavori d’esordio degli ultimi mesi.
Articolo del
17/04/2007 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|