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Ci sono delle persone che sembrano nate per suonare nella stessa band. Basta pensare al trucco dei Kiss, al capello lungo dei primi Bon Jovi o al caschetto degli Oasis. E poi ci sono i Bloc Party. Kele Okereke, dinoccolato e nerissimo cantante e chitarrista dai capelli ribelli. Matt Tong, ottimo batterista nonché uno dei cinesi più alti al mondo dopo la stella del basket NBA Yao Ming. Russel Lissack, chitarrista con capelli dal taglio improbabile e movenze alla Johnny Greenwood. E Gordon Moakes, bassista con l’aria da bravo ragazzo e abbigliamento da Capannina di Forte dei Marmi. Ma alla fine (lo so, è banale), spesso è proprio dalle più o meno apparenti divergenze che nascono le cose migliori. E così è nel caso dei Bloc Party. Che insieme sul palco, anche se sembrano usciti da quattro mondi diversi, ci stanno davvero bene. E propongono ottima musica. In un Alcatraz pieno come sinceramente non mi sarei aspettato, hanno eseguito buona parte del loro repertorio composto per lo più da pezzi molto energici intervallati solo qua e là da momenti più raccolti come l’inizio di “Song For Clay (Disappear Here)”, pezzo che ha aperto il set e che apre il secondo album della band inglese “A Weekend In The City”, e “This Modern Love”. La scaletta ha privilegiato inizialmente le tracce del nuovo lavoro per poi proporre nel finale molti dei pezzi di “Silent Alarm”, album d’esordio del 2005 che li ha fatti scoprire al pubblico ed alla critica, come “Helicopter” (in cui il chitarrista alla Johnny Greenwood ha eseguito un solo alla Johnny Greenwood), “Like Eating Glass”, “Positive Tension” (in cui la voce di Okereke riecheggia un po’ quella di Robert Smith dei Cure), “Banquet” ed il loro primissimo successo “She’s Hearing Voices”. In mezzo anche il singolo, ora in onda nelle varie tv musicali, “I Still Remember”, molto orecchiabile ma che forse non rispecchia appieno i toni e le potenzialità di questa band, e alcuni momenti più ricercati affidati al (e merito del) bassista Gordon Moakes, che si è cimentato qua e là allo xilofono e anche alla batteria in una bellissima versione, con doppia batteria, di “Sunday”. Alla fine quindi, niente di assolutamente spiazzante o eccezionale. Ma giustamente solo applausi e addirittura alcuni bis. In un’atmosfera molto bella creata principalmente dalla loro musica ma anche dalla buona presenza scenica e dagli abbozzi di chiacchierate col pubblico. Pubblico che secondo me, in realtà, ha capito ben poco. Ma va bene lo stesso.
Articolo del
15/05/2007 -
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