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I testi dei brani sembrano contenere dei messaggi in codice e ascoltando i loro dischi è facile immaginarseli come degli intellettuali del rock arguti e un po’ bizzarri. Dei loro show si è favoleggiato a lungo: colorati, stravaganti e con scalette continuamente stravolte. Per questo la tappa milanese era una ghiotta occasione per tastare con mano l’imprevedibilità di un gruppo nel cui dna non c’è solo una ricca cultura musicale, ma anche una certa inclinazione al divertimento e ai colpi di scena. Gli spettatori accorsi a la Casa 139 non hanno neanche dovuto attendere le prime note per rendersene conto: assiepati numerosi all’ingresso del locale, prima dell’apertura delle porte si sono gustati la scena di uno dei membri della band alle prese con i preparativi dei costumi di scena. E quando gli Of Montreal si sono materializzati sul palco, qualcuno avrà pensato di aver sbagliato indirizzo e di essere capitato chissà come nel bel mezzo di una sfilata carnevalesca: il tastierista è apparso con il volto velato e il bassista, che in effetti la faccia da secchione un po’ ce l’ha, ha pensato bene di ricoprirsi il capo con un bel colbacco, mentre la parte del leone – non poteva essere altrimenti – l’hanno recitata il chitarrista, abbigliato come un fricchettone ma adornato di due ali piumate, e soprattutto Kevin Barnes, vestito con un paio di pantaloni attillatissimi per poi optare per calzoncini e calze a rete. Quindi le anticipazioni sul loro conto erano fondate. Non aveva torto chi parlava di una performance in bilico tra il teatro e il glam, tra Pina Bausch e David Bowie. Aveva visto giusto chi invitava a non farsi trarre in inganno dall’andatura talvolta assorta delle partiture e a lasciarsi travolgere dai loro ritmi trascinanti. Gli Of Montreal sono un raro esempio di perfetto connubio tra arte ed evasione, impegno e intrattenimento. Sotto certi aspetti ricordano altre band, ad esempio gli Scissor Sisters, la cui filosofia non può fare a meno di un pizzico di sana follia ma, rispetto ad esse, la varietà compositiva degli Of Montreal si attesta ad un livello superiore. “Heimdalsgate Like A Promethean Curse”, che ha aperto le danze, è un sentito omaggio al synth pop degli anni 80 che nel finale assume una spiritosa veste dance. E classe da vendere sprizza il binomio rappresentato da “Sink The Seine” insieme a “Cato As A Pun”, con controcanti che richiamano sì le sortite di Jake Shears e compagni, ma quando il pezzo vira su un ritmo sinuoso inframmezzato qua e là da distorsioni il paragone con i newyorkesi diventa, per quest’ultimi, decisamente scomodo. “Hissing Fauna, Are You The Destroyer?” è risultato l’album più saccheggiato. Non solo perché la maggior parte dei pezzi eseguiti sono stati tratti dall’ultima fatica, ma anche perché ne è stata proposta la stessa logica che guarda agli schemi classici della pop song trasgredendo, qua e là, il formato canzone. Impressionanti alcune digressioni che, alla maniera del progressive, hanno intrecciato un fitto mosaico di suoni e rumorismi per il quale Barnes se l’è pure spassata a percuotere senza pietà la batteria. Le diverse anime degli Of Montreal dal vivo emergono distintamente. Dando così ragione agli addetti ai lavori che, sfruculiando attentamente nel loro repertorio, hanno rinvenuto, oltre ad echi dell’art rock, una passione per l’istinto funk di Prince (provare, per credere, “Labyrinthian Pomp”, sempre da “Hissing Fauna, Are You The Destroyer?”) e, addirittura, una parentela con l’avanguardia di Brian Eno. Insomma, c’è qualcuno che non si accontenta di salire sul carrozzone del revival post punk, tentazione alla quale i medesimi Of Montreal non sono riusciti a sottrarsi se è vero che “She’s Rejecter”, peraltro applauditissima, avrebbe fatto più bella figura tra le mani dei Franz Ferdinand. E c’è qualcuno che non si fa risucchiare dal mainstream e cerca di trasporre sul pentagramma innanzitutto le proprie passioni e la propria sensibilità. Quelle degli Of Montreal vagano tra Athens, la Grande Mela e Minneapolis. Anche a Milano, però, hanno trovato un pubblico disposto ad amarle.
Articolo del
23/05/2007 -
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