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Sono ancora loro, i Violent Femmes, unici e imprevedibili, al di fuori di ogni etichetta e delle mode, non erano rock, non erano acidi, non erano punk, non erano soul, non assomigliavano a nessuno ma facevano ballare tutti e le parole ubriacanti e divertenti delle loro canzoni erano cantate da migliaia di ragazzi e ragazze negli Stati Uniti, nel lontano 1983, a Milwaukee e dintorni. Molto tempo è passato da allora, e anche dall’ultima volta che li avevo visti dal vivo, a Firenze nel 1991, ma l’occasione è ghiotta, di quelle da non mancare! C’è il pubblico delle grandi occasioni all’Alpheus, non c’è più spazio neanche per uno spillo e all’interno si soffoca per il caldo. Viene da chiedersi se questo fosse davvero il posto più adatto per un evento del genere, forse non erano attesi tanti spettatori ma - a riflettere bene - i Violent Femmes sono stati fra i precursori dei gruppi di indie rock che oggi affollano i locali, quindi fra vecchi fans e nuovi adepti, il conto è presto fatto ed il successo dell’iniziativa garantito. E’ difficile trattenere un po’ di emozione quando poi finalmente salgono sul palco Brian Ritchie, alla chitarra basso e alla voce, Gordon Gano, chitarra e voce e Victor De Lorenzo, alla batteria. E’ come rivedere dei vecchi amici lontani con cui hai diviso momenti indimenticabili , è come rivisitare il proprio passato e vedere se - per caso - i motivi che ti facevano urlare allora al suono di quella musica fossero ancora lì, ebbene ci sono ed è proprio come rivivere un sogno di fronte alle note acustiche inquiete di “Kiss Off”, che presto si trasformano in un inno punk generazionale, fatto di disperazione e di solitudine, davanti all’esecuzione di “Gone Daddy Gone”, essenziale e frenetica nei suoi richiami folk underground o ancora nell’ascoltare una ballata delicata e stupenda come “Good Feeling”, dove la melodia assimila al proprio interno e convive con venature psichedeliche di pregevole fattura. Ecco che, mescolato ai brani tratti da “Freak Magnet”, il loro ultimo disco, arriva la riproposta di “Jesus Walking In The Water” un traditional eseguito in maniera davvero esaltante, un brano che riflette il perfetto equilibrio fra tributo al passato e innovazione, cosa che è sempre stata un punto fermo per i Violent Femmes. A metà strada fra i primi Velvet Underground e Jonathan Richman , la band di Milwaukee propone un mix di sonorità acide e ribelli e di melodie piacevolmente “sixties”, esprime l’aggressività e la sincerità del punk e contiene la carica dirompente del primo rock and roll, ben rappresentata dal fantastico e disperato crescendo di “Add It Up”, infarcita di riferimenti espliciti alla sfera sessuale, cose che a parlarne creano imbarazzo, ma urlate così a squarciagola vanno bene, anzi ti permettono di superare in un colpo solo inibizioni e tabù. Il riff contagioso di “Blister In The Sun” poi ha lo stesso effetto di un fulmine lanciato in mezzo alla folla, che si apre all’istante e scatena una danza liberatoria, malgrado non ci fosse davvero lo spazio per tutto questo! E’ un delirio, inframezzato da altri divertissement di Gordon Gano, di Brian Ritchie e di Victor De Lorenzo, che sanno intrattenere con intelligenza e con spirito, che si rivelano antidivi per eccellenza, che si fanno chiamare Violent Femmes, gente che ha capito bene cosa significa in fondo fare del rock and roll!
Articolo del
24/05/2007 -
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