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- Dopo il successo dell’e.p. “Conflitti e Sogni”, ed una lunga stagione di concerti dal vivo, come siete arrivate alla pubblicazione del vostro primo album ufficiale? In modo semplice e naturale, direi. Avevamo alcuni brani più o meno pronti, altri ne abbiamo composti subito dopo l’esperienza in studio di “Conflitti e Sogni” e così, quando ci siamo ritrovate con materiale sufficiente abbiamo pensato che fosse il momento di pubblicare un album “sostanzioso”. Così abbiamo partorito l’idea di “Male di Luna”, che ha preso forma un po’ alla volta e si è materializzato grazie alla Ellepi Produzioni che ci ha permesso di realizzarlo.
- Sul nuovo album avete dimostrato come far coesistere impatto metallico e linee armoniche. Inoltre avete scomodato le Menadi, cioè le Baccanti e la mitologia greca, per la scelta del nome del gruppo e sulle note di copertina del disco citate addirittura versi di Eugenio Montale. Avete forse intenzione di distinguervi da altri gruppi metal poco impegnati, che privilegiano il rumore ed inneggiano soltanto ai guerrieri vichinghi, al sapore della vendetta e a figure fantastiche?
Non è un’intenzione dichiarata, quanto piuttosto la conseguenza di ciò che siamo. Segni di un nostro personale background culturale che ci porta a privilegiare determinate cose invece che altre. Certo, c’è il desiderio, o quantomeno l’esigenza, di andare un po’ oltre il concetto del rock come divertimento fine a se stesso, ma aldilà di questo, l’aspetto ludico resta fondamentale anche per noi. Comunque, crediamo fermamente che si possa cogliere l’occasione, ogni tanto, per parlare con la gente, per raccontarsi e andare oltre i soliti clichè del rock. - Perché “Male di Luna”? Vi riferite forse al fatto che l’elemento femminile si ritiene da sempre influenzato dalla Luna o c’è dell’altro?
La Luna è l’astro che più di altri rappresenta la femminilità, con i suoi movimenti, gli angoli bui e l’alone di mistero che si porta dietro. Il Male di Luna è un termine che allude ai sintomi (più tipicamente femminili) dell’epilessia e richiama un male, un disagio interiore che è quello che volevamo raccontare. Il Male di Luna, come metafora di evoluzione e continuo cambiamento dell’animo umano, come specchio in cui si affacciano miriadi di volti diversi che tutti fanno capo ad un’unica persona. Perché ognuno di noi ha mille sfumature, che più o meno si confondono ed entrano in contrasto e provocano turbamenti e desiderio di evasione. Questo è male di Luna... un moto interiore dell’anima.
- Canzoni come “Appunti di un Demente”, “Il Nemico” e “Mea Culpa, Me Absolvo” rivelano una buona dose di sofferenza ed anche tanta introspezione. Come ci avete lavorato sopra?
Un risvolto introspettivo c’è sempre nei testi dei nostri brani, perché questi di solito nascono dall’esigenza di sfogare una reazione provocata da qualcosa o qualcuno in un certo momento. Più personalmente, devo dire che trovo la sofferenza molto interessante e quindi esprimere il disagio, il dubbio, la lotta interiore è qualcosa che mi affascina e mi riesce senza dubbio più naturale di altro. “Appunti di un Demente”, ad esempio, nasce dalla paura di affrontare la morte e il pensiero di quello che c’è dopo. L’ha scritta Tanya in un momento di riflessione interiore e personale e su di lei credo che abbia avuto la capacità di aiutarla ad esorcizzare un momento difficile. “Il nemico” invece racconta il mio punto di vista sulla vendetta e sul desiderio, benché umano, di pretendere che le persone che ci hanno ferito o deluso scontino prima o poi una qualche pena per questo. “Mea culpa, me absolvo”, invece, richiama volutamente la formula ecclesiastica del “perdono” proprio per sminuirne l’importanza, perché in fondo, gli errori che si commettono nella vita sono tutti pezzi di un percorso che ci forma e ci fa diventare ciò che siamo. Bene o male, quindi, diventano parte di noi e condizionano le scelte successive. Se c’è qualcuno che può perdonarci per qualcosa, quel qualcuno siamo noi e la nostra coscienza.
- Alcuni nuovi brani mi riportano ad un certo “mind metal” in stile Queensryche, che mi sembra la svolta giusta sul piano compositivo da parte della band. Siete d’accordo?
Non so, visto che spesso non ci poniamo molte domande per cercare di capire la direzione che prende un brano nel momento della sua nascita. E’ evidente che in “Male di Luna” si cercano volutamente modi espressivi diversi, si scoprono diversi aspetti di una medesima esigenza creativa e comunicativa. Senz’altro abbiamo richiami “mind metal”, spesso e volentieri... ma non credo ci fossilizzeremo in una direzione piuttosto che in un’altra.
- Uno dei brani più portanti del nuovo album è senz’altro “Danza Nel Buio”, una “metal ballad” inserita nella colonna sonora di “Ho Voglia Di Te”, il film che ha come protagonisti Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, il seguito di “Tre Metri Sopra Il Cielo”. Questa scelta ancora una volta “cinematografica” significa un voler continuare il discorso intrapreso con “Wheeling” ?
Il cinema e il suo legame con la musica ci affascina molto. Certo, la nostra esperienza in tale ambito è essenzialmente minima, visto che comunque si tratta di due brani (“Wheeling” prima, “Danza nel buio” poi) che da soli non possono fornirti quell’esperienza tale da poter dire “ho realizzato una colonna sonora”! Senza dubbio, l’esperimento ci affascina e non disdegneremmo affatto l’opportunità di cimentarci più concretamente anche in tale settore... magari per un bel film horror!
- “Maledetta Me!”, il primo singolo estratto dall’album, è stata scelta anche come nuovo “video clip”. Ricordo bene “Strane Idee”, era molto curato ed avvincente, quale importanza date a questa dimensione in cui l’immagine procede di pari passo con, e a volte supera, la musica?
Non credo si possa dire che l’immagine superi la musica. A un certo punto l’immagine si ferma e la musica deve poter essere in grado di continuare da sé. Per una band qualsiasi, l’aspetto visivo, legato ad un’immagine, è sempre importante perché la band si relaziona con gli altri proprio attraverso di essa e l’immagine che offre è ciò che la gente percepisce immediatamente. Ma questa da sola non basta e non può bastare. Fare un videoclip vuol dire lavorare con l’aspetto più “effimero” della musica e per chiunque è così. Noi curiamo la nostra né più né meno di tanti altri gruppi.
- Quale importanza date al raggiungimento di una maggiore visibilità e in che modo la necessità di farvi conoscere da un pubblico sempre più vasto potrà indirizzare in futuro la direzione della vostra musica?
Abbiamo sempre pensato che sia bello fare musica finchè fai la tua musica, fino a che gli altri non hanno il potere di condizionarti o di forzarti a scegliere una direzione che non vuoi. L’esposizione ad un pubblico vasto è qualcosa che tutti i gruppi emergenti vorrebbero, ma che non può portarti dove non vuoi andare. Personalmente ritengo che le nostre scelte musicali, soprattutto in fase compositiva, siano ancora molto “libere” da questo tipo di condizionamenti e l’intenzione è quella di continuare a fare ciò che amiamo nel modo in cui sappiamo farlo.
- Brani come “La Favola (im)Perfetta” e “Desideri Di Una Notte Senza Stelle” sono delle cavalcate metalliche altisonanti che denotano un malessere esistenziale e che hanno al loro interno una grande carica ribelle. E’ancora questa secondo voi la forza espressiva dell’Hard Rock?
Non so se si possa dire che l’hard rock abbia ancora oggi una carica particolarmente espressiva o la capacità di far riflettere le persone. Ho l’impressione che le persone si interessano difficilmente a ciò che dici o a quello che racconti, sono diventati tutti un po’ più menefreghisti in generale. Noi ci esprimiamo, semplicemente, raccontando qualcosa, ma senza avere la pretesa di cambiare il mondo o, men che meno, la mentalità della gente. Crediamo fermamente nel “chi vuol capire capisca”... se le persone sono ricettive, puoi instaurare un dialogo e il dialogo può fare molto. Di fronte all’indifferenza, la musica ha ben poca forza.
- Congratulazioni per il “guitar work” di “Melanconia”, quelle atmosfera cariche di attesa toccano delle corde importanti dentro chi ascolta e coniugano quello che fate con quello che noi inguaribili “metal men” vorremmo sentire...
Ne sono felice, ti ringrazio. D’altronde stiamo parlando di un pezzo che nasce da un’ispirazione blues... e come tale è per natura portato a toccare “certe corde”. In “Melanconia” ho usato un suono incredibile, simile ad una chitarra anni ’60, ma molto sporco, confuso... e il risultato mi ha entusiasmato quando l’ho provato. Per noi le emozioni sono la cosa fondamentale perché, di qualsiasi emozione si tratti, sono loro a tenerci vivi, quindi quando riusciamo a comunicare o a trasmettere qualcosa, ne siamo ben felici.
Articolo del
13/06/2007 -
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