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C’era davvero tanta gente ad aspettare l’esibizione di Gentleman e della sua Far East Band, una sorta di collettivo musicale con la missione di diffondere la musica reggae e la voce di Jah in tutto il mondo. Le reggae tribes hanno voluto far sentire da vicino il loro apporto a questo giovane artista nato a Colonia, in Germania, ma che in breve tempo ha saputo conquistarsi la fiducia di grandi musicisti e produttori di Kingston, in Giamaica e che ha ricevuto un riconoscimento prestigioso quale “miglior artista reggae emergente” durante un Reggae Festival newyorchese. Introdotto da una lunga piece messa a punto a dovere dalla Far East Band, dodici elementi che supportano da oltre due anni ogni sua esibizione dal vivo, Gentleman si lascia precedere dalla sua voce per poi materializzarsi all’improvviso sul palco e cattura immediatamente i favori del pubblico, grazie ad un forte carisma naturale e ad una vocalità armoniosa e suadente con la quale interpreta le sue canzoni, tutte improntate ad una riscoperta delle ben note reggae roots ma in una chiave moderna, decisamente fresca ed accessibile. Gentleman canta di society, o meglio, di community, ed è questa per dirla in rima con lui, la sua top priority! Riconosciamo le note di “Superior”, uno dei suoi primi singoli, un brano di grande successo, una canzone che, a suo modo, è anche politica, che invita a smetterla con la guerra, che chiede ai potenti del mondo di combattere la povertà e che si rivolge anche alla gente, a noi giovani e vecchi rasta men, con dreadlocks e senza, che dovremmo soffermarci di più sui valori sprirituali, e non sulle cose materiali. E ancora “Intoxication” e la splendida “Unconditional Love”, un brano molto poetico, ben strutturato sul piano armonico, soave ed avvolgente come deve essere un buon reggae. Da ricordare poi anche il coro di approvazione da parte del pubblico quando Gentleman prende spunto da un canzone e urla “legalize it” e trova un facile ed immediato riscontro. D’altra parte era, diciamo così, la situazione giusta, e ce ne accorgiamo meglio quando il vento ci porta all’improvviso zaffate di hashish e di marijuana, che rendono la serata ancora più allegra e piacevole. Sembra davvero di stare a danzare a piedi nudi di notte su una spiaggia giamaicana! Ma noi no, per carità, non c’entriamo niente, ci limitiamo ad assorbire quel tanto di fumo passivo che però, diciamo così, ti rende attivo!!! E via con “Dem Gone”, un pezzo che in Giamaica è diventato ormai quasi un inno, “Leave Us Alone” e “Runaway”, le radici reggae si mescolano piacevolmente ad un certo gusto dancehall e hanno una discreta venatura pop, che però non guasta. Giunti al termine del concerto Gentleman torna sul palco e riserva il finale a brani come “Send A Prayer” e “Light Within”, due brani profondamente religiosi, niente affatto in antitesi con la fede in Jah da lui professata, anche perché Gentleman è sì un “rasta man”, ma è anche un giovane duttile e libero da quelle rigidità dottrinali che ci costringono a mettere in risalto separazioni e differenze. Lui no, è tedesco di nascita come Papa Ratzinger ok, ma è anche giamaicano di adozione, in quanto nipotino di Bob Marley! E a noi sta bene così!
Articolo del
15/06/2007 -
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