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Voi ci andreste fino al limite del Circolo Polare Artico per assistere ad un Festival Rock promosso dall’Amministrazione Dipartimentale del Comune di Haugesund, mite cittadina nel sud ovest della Norvegia? Senza attendere la vostra risposta, vi proponiamo di seguito il racconto in formato intervista (F sta per Francesca e M sta per Fabrizio) della nostra inviata che ha deciso di spingersi fino a lassù per i motivi più disparati, non ultimo dei quali un conveniente volo Ryan Air Bergamo-Londra-Bergen-Haugesund.
F: “Minchia botta di gelo. Son qui ancora che tremo.” M: “Dai, vai in Norvegia e non ti porti i moon boot?” F: “Ma vai a saperlo che c'erano sette gradi, il meteo diceva sedici, non sei (fanculo al meteo)” M:“Ti sei messa un pò di grasso di balena?” F: “No, avevo solo quello di foca per le mie Nike tempo” M: “Che mi dici del viaggio Bergamo-Londra-Bergen-Haugesund?” F: “Il viaggio...beh…delirante. L’aeroporto ricavato su un'isoletta, dove c'era giusto spazio per una pista non troppo lunga. L'aereo, ad un certo punto, tira un'inchiodata appena atterrato onde evitare la fantozziana caduta in acqua. In questo angolo nascosto di Scandinavia arrivano solo tre voli al giorno: due da Oslo uno da Bergen. Per capirci, c’è un solo gate”. F: “Comunque i norvegesi non sono alti e biondi, sembrano una sottospecie di inglesi.” M: “Com’è organizzato un Festival popolare in Norvegia?” F: “L’organizzazione è composta da giovani, a volte giovanissimi locali che non risparmiano neanche un dettaglio: dalla sicurezza, all'accoglienza, alla gestione dei palchi che venivano montati in un punto della città e nel giro di due smontati e ricostruiti altrove. Camminavi per la via centrale e dove prima c'era un palco restava la piazza vuota e più in là, in un'altra piazza ecco spuntare un nuovo palco per un totale di sei palchi, due funzionanti in concomitanza. Haugesund è una ridente cittadina esposta al sole, a parte il gelo mi sono anche abbronzata”. M: “Che gruppi sei riuscita a vedere?” F: “E’ chiaro che non ho visto tutto perchè c'erano quattro palchi sparsi per la città. Haugesund è tutta a saliscendi e dopo un po' mi sono rotta di andare qua e là” M: “Potevi affittare una slitta...” (silenzio) F: “Comunque, il 14 sera in centro città c'era una tale Marit Larsen, ti sarebbe piaciuta (fisicamente intendo). Era carina, nel suo vestitino, era il tuo tipo secondo me... (silenzio). Comunque era l'idolo dei ragazzini locali, ha fatto quasi più pubblico dei Keane." M: “Allora è il mio tipo.” F: “Il quindici il festival durava per l’intera giornata. Hanno suonato prima The Alexandria Quartet (musicisti locali), bravini secondo me”. M: “Senti una cosa, adesso faccio il copia e incolla di quello che scrivi e faccio l'articolo sul Festival.” F: “Cretino.” M: “Grazie.” F: “Non si fa così, sei un giornalistaccio.” M: “Con te si fa così.” F: “Con me si?” M: “Visti i tuoi tempi di elaborazione... bisogna estrapolare in forma di intervista.” F: “Dici? Vado avanti allora? Scrivi anche che è il tuo tipo nei suoi vestitini? M: “Certo.” F: “Perfetto: allora aggiungo anche che Marit Larsen aveva una vocina simpatica e un sound allegro anche se la musica era molto leggera, moooooooooooolto leggera." M: “Ogni tanto un po’ di musica leggera non guasta.” F: “(voglio leggere tutte le o nell'articolo)”... “Vado avanti?” M: “Prosegui con il tuo reportage surreale dalla Norvegia.” F: “Bello mi piace.” M: “Sto tagliando e incollando.” F: “Stavo dicendo che The Alexandria Quartet mi sono piaciuti, un bel sound, un chitarrista (non so il nome) bravo e una bella voce, anche quando ha fatto il suo solo al piano,insomma, capaci di tenere la scena senza eccessi. I Karpe Diem da dimenticare, il cantante faceva tutte le sue mossine da contorsionista, la voce era più o meno uno stridulo sopra la musica, a volte impercettibile, canzoni ripetitive uguali...sì, ma cerca di moderare i miei toni, sennò quelli vengono a prendermi a casa!” M: “Essere dei critici cattivi paga sempre.” F: “Insomma, non si capiva se volevano fare rock, punk o un mix dei due, comunque non gli è riuscito nulla di tutto questo e quel cappello che portava... qualcuno gli dica che non è Bono, e tra l'altro è ridicolo anche su Bono. Pace all'anima di John Denver, lui sì che poteva metterlo (non è curioso che uno che ha scritto "Living On A Jet Plane" sia morto in un incidente aereo?”... M: .... F: “Dopo un po', con il sole che ancora illuminava la ridente cittadina di Haugesund... sono apparsi sul palco i Keane. Premesso che l'organizzazione del festival mi è piaciuta, un bel palco per una città così piccola, un servizio di sicurezza ai limiti del ridicolo (perchè a nessuno importava davvero qualcosa di avvicinarsi), nella bella organizzazione e nel solito buon spettacolo dei Keane, la gente ha trasformato l'evento nella più classica festa della birra! Arrivare davanti non era difficile, nemmeno quando il trio è venuto a suonare in cima alla passerella con un inedito Tom Chaplin alla chiatarra acustica. Ma in fondo, come anche Tom ha giustamente detto durante il concerto, i festival sono un modo per sentire musica ma soprattutto per stare con gli amici. Quindi viva l'amicizia”. M: “Per i Keane c’è stato il solito tripudio generale?” F: “Le canzoni più cantate? Somewhere Only We Know, This Is The Last Time e Crystal Ball. La migliore? A Bad Dream, ma nessuno l'ha colta. Pubblico totale? Non più di duemila persone, diversi inglesi ma davvero presi solo quelli delle prime tre file, il resto, birra a go-go. Viva l'anima dei festival". M: “Amen.” F: Dai, però aggiungici che l'organizzazione era davvero buona. Mi sono affezionata ai miei nuovi amici Helge, Tom e Pablo. Se chiudi l'articolo con amen sei il mio idolo." M: “Ok.” F: “Ah poi c'e stato anche il giorno, il 16, con altre band... aspetta non staccare...” M: “Sto copiando e incollando...”
Articolo del
20/06/2007 -
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