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Per tre giorni il museo di arte contemporanea di Barcellona MACBA, il CCCB (Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona), e L’Auditori di Barcellona situati nel cuore della città catalana, sono stati trasformati per ospitare il SONAR 2007, una grande festa, un incontro internazionale in cui si mettono in evidenza forme di comunicazione, stili e arte, in prevalenza di musica multimediale. Un evento mediatico ricco di appuntamenti, con un calendario compresso, svolto in soli tre giorni, da giovedì 14 a sabato 16 giugno, da mattina a notte fonda, iniziando dal Museo per il Sonar by Day e finendo negli immensi spazi della Fira sulla Gran Via, zona industriale di Barcellona per il Sonar by Night, si sono alternati producers, dj, gruppi di fama mondiale ed emergenti spagnoli e internazionali. Il Sonar by Day in prevalenza si è svolto nel giardino del museo, dove invece del terreno di tutti i giorni, un enorme prato sintetico ha ospitato il Sonar Village, e un po’di sole per la tintarella ha reso le giornate ancora più gradevoli: in particolare venerdi’ è stata una festa di colori, ragazzi vestiti in maniera stravagante, uno sfoggio di abiti, di gadget, di corpi tatuati, e di tutte quelle manifestazioni corporali che sono ormai parte integrante di questi festival. Venerdì mattina al Village ho apprezzato molto l’Hip Hop Funk degli statunitensi Emanon, e sabato il concerto dei canadesi Junior Boys. Fuori il bar del museo si triplica e nel cortile del CCCB gli stand degli sponsor fanno colore e animano il movimento della massa che si dirige verso gli spazi interni del museo. Ai piani superiori la Red Bull Music Academy è stata la consolle di AS One e Spacek (UK) che hanno tenuto il ritmo della festa altissimo anche durante le ore del giorno. Sullo stesso piano l’area stand per le labels, i discount per cd e vinili, e agenzie internazionali impegnate in eventi, come le italiane Fuorifase, Orbeat e la Piemonte Groove. Nel Complex all’ingresso del museo, e nell’Escenario Hall posto nel seminterrato buio e suggestivo, si sono svolte le performance di musica elettronica sperimentale; in particolare nei tre giorni ho apprezzato molto i cinesi White e i tedeschi Khan Of Finland . Il museo è sempre stato pieno di gente che circolava su e giù tra le diverse postazioni per non perdersi niente, la scelta a volte è stata molto imbarazzante e si finiva per essere vittima di una toccata e fuga, ma il bello del Sonar è anche questo. Prima di accedere alla Fira, venerdì sera ho assistito al concerto di Tristano & Murcof all’Auditori. Il pianista lussemburghese Francesco Tristano si è esibito con il dj producer messicano Fernando Corona aka Murcof per un esperimento piano + macchine elettroniche, computer e campionatore. Il concerto “Not for Piano” già suggestivo per l’ambientazione si è rivelato un grandissimo successo. I due hanno eseguito brani dedicati a Pascal Dusapin, pezzi rielaborati da “Bells” di Jeff Mills, altri reworks di Autechre e Derrick May, hanno alternato ritmi uptempo con brani più mentali in cui prevalevano suoni lenti e note provenienti dalle corde del piano suonate direttamente dalle mani di Francesco Tristano, un'unione tra note classiche e nuove sonorità elettroniche. I protagonisti di quest’anno oltre “smile” erano i Beastie Boys, i tre rapper newyorkesi che hanno influenzato la nascita di un genere a metà tra rap e blues funk, tra scratch e frammenti campionati sono di sicuro tra i fondatori dell’hip hop e dei suoi derivati. Straordinari con una verve ancora molto giovanile saltellavano sul palco e ininterrottamente hanno suonato per due sere consecutive nel Sonar Club della Fira, i Beastie Boys in completo giacca e cravatta, con un nuovo stile Blues Brothers del terzo millennio, accompagnati da un dj e un batterista con una perfetta somiglianza a John Belushi, avevano alle spalle la scenografia composta da lische di pesce stilizzate in formato cartoon che disegnavano una corona di schermi sul palco. Il pubblico è andato in delirio per i pezzi storici del loro repertorio come Intergalactic, Body Movin, Electrify. Sensazionale venerdì sera al Sonar è stato il concerto del giapponese Cornelius nel SonarPark, una straordinaria performance live con il suo gruppo interamente nipponico; si sono presentati sul palco in completino con tanto di giacca a quadri e bombetta, hanno suonato brani tratti da album come “Point” (2002 Matador), "CM2" (2003, Warner), dall’ultimo disco “Sensuous” (2006, Warner). Oltre alla musica, notevoli sono stati i video da loro prodotti, sui tre schermi del Park hanno lasciato tutti a bocca aperta e sono scrosciati applausi e apprezzamenti a scena aperta; è stato sicuramente il concerto più entusiasmante a cui ho assistito. Sabato sera un altro grande ritorno è stato quello dei Devo, i pionieri del punk elettronico che si sono presentati sul palco con il loro famoso cappellino a cilindri tronchi rosso e un vestito di carta giallo. I Devo erano stati annunciati a gran voce venerdì più di una volta dai Beastie Boys che si erano raccomandati di non mancare, ed in effetti era un concerto da non perdere. Per quanto riguarda la sessione dance del Sonar, il segno lo ha lasciato sicuramente Richie Hawtin, (Minus Records), che ha suonato per tre ore techno minimal proiettando anche dei video spettacolari a volte inquietanti con un impatto visivo molto forte, scene di uomini incappucciati che sembravano tratte da quadri medievali alternate a immagini rielaborate a computer di formiche operaie in negativo bianco su nero. E ancora linee e segni minimali in bicromia andavano lentissimi - al contrario della musica. Mentre Jeff Mills il sabato notte ha esibito i suoi virtuosismi, cambiando dischi in una velocità impressionante, uno stile techno Detroit che ormai lo contraddistingue da un po’ di anni. Il Sonar 2007 termina con Miss Kittin, la dj producer francese che ha eseguito una selezione electro techno. Anche quest’anno, nonostante programmazioni molto simili alle edizioni passate, il Sonar ha riservato sempre grandi sorprese.
Articolo del
22/06/2007 -
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