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E’ stata una serata davvero speciale, una notte d’estate di grande musica, un evento che ha fatto approdare a Villa Ada un enorme numero di persone, al punto tale che per entrare bisognava parcheggiare l’auto a molti chilometri di distanza e proseguire a piedi! Il costo del biglietto, decisamente abbordabile rispetto a quello di altri concerti, la curiosità e l’interesse per entrambi i gruppi in programma, hanno fatto il resto e quindi c’era davvero una grande folla al momento dell’esibizione di Juliette & The Licks, una rock band americana di recente formazione e guidata da una grintosa ed effervescente Juliette Lewis, la ben nota attrice hollywoodiana (da ricordare “Natural Born Killers” di Quentin Tarantino, “Strange Days” della Bigelow e “Dal Tramonto all’Alba” di Robert Rodriguez ) che a 34 anni di età conserva l’energia di una ragazzina e ha voluto concedersi una pausa dal mondo del cinema per concedersi anima e corpo al rock and roll! Al suo fianco Todd Morse e Kemble Waters alle chitarre, Paul Ill al basso e Jason Morris alla batteria, una band di tutto rispetto, che sostiene con ritmo e furore le buone doti vocali di una aggressiva e quanto mai erotizzante Juliette! Il gruppo presenta dal vivo molti brani tratti da “Four On The Floor”, il disco dell’anno scorso, prodotto dall’ex Nirvana Dave Grohl, e galvanizza ben presto il pubblico presente grazie ad un hard rock a tinte forti, che di tanto in tanto strizza l’occhio al garage e al punk, ma che risulta sempre intriso di blues. Al contrario di altre sue ben note colleghe attrici che si prestano alla musica con una leggera punta di snobismo, Juliette si avventa sul microfono come una tigre assetata di sangue, si mette alla prova con brani non certo da educanda, canzoni intitolate “Death Of A Whore”, “Purgatory Blues” e “Sticky Honey”, e non dà mai la sensazione di trovarsi lì per caso. E’ ribelle dentro e sincera, perversa quanto basta, muove quei fianchi con grande sensualità e comunica sesso e vitalità ad ogni momento del suo incedere. Splendida, ed anche molto divertente, la cover in versione rock di “Hot Stuff” di Donna Summer, accolta dal pubblico con un’ovazione. Juliette finisce distrutta, novella Janis Joplin, niente più glamour, niente trucchi o finzioni, solo sferzate elettriche, l’intensità del rock blues, viscere e sudore! Non passa molto tempo e salgono sul palco i tanto attesi Gogol Bordello, il gruppo ucraino di etno-punk che ha conquistato le platee di tutto il mondo, grazie alla genialità folle di Eugene Hutz, autore di tutte le musiche e di tutte le liriche dei brani, reduce anche lui da esperienze cinematografiche, come il ruolo di co-protagonista su “Ogni Cosa E’ Illuminata”, un film molto bello, tratto dal romanzo scritto da Jonathan Safran Foer, un libro a dir poco indimenticabile. La band è in realtà una sorta di stralunato e divertente collettivo politico musicale che si prende gioco di tutto, a cominciare dal destino del mondo per finire con i contrasti religiosi, l’avidità umana, la voglia di potere e i singoli problemi personali, e si presenta questa sera sul palco al gran completo, con tutti gli otto elementi che la compongono: Eugene Hutz, chitarra e voce, Sergei Riabtsev, al violino, Yuri Lemeshev, al controcanto, Oren Kaplan, chitarra solista, Rea Mochiach, al basso elettrico, Eliot Fergusen, alla batteria, più Pamela Jintana Racine ed Elizabeth Sun, entrambe alle percussioni. Le ragioni del successo internazionale dei Gogol Bordello risultano evidenti fin dalle prime note di brani come “Think Locally Fuck Globally”, “Immigrant Punk” e “Avenue B”, composizioni tratte da “Gypsy Punks”, l’ultimo loro album. E in effetti dobbiamo dire che la musica proposta dal palco si rivela una sorta di punk rock dalle forti connotazioni gitane, sia nei suoni che negli atteggiamenti, sempre evocativi e drammatici, sempre sgangherati e folli. Non mancano comunque elementi di musica tradizionale ucraina che si mescolano a citazioni da canzoni folk rumene, ad un certo retrogusto funky e alla sincera ammirazione per il reggae, con il risultato di codificare una miscela musicale quanto mai esplosiva ed elettrizzante! Ogni singola parola è un elogio degli ultimi, dei dimenticati, è un conforto recato ai profughi, ai rifugiati e agli outcast di ogni nazione. Ed anche lui, Eugene, ha vissuto questa condizione, quella di uno sbandato, senza fissa dimora e che finisce anche in carcere in Italia, quando viveva sul litorale laziale in località “Santa Marinella”, che poi è diventata anche il titolo di una sua canzone, costellata di parolacce e di bestemmie irripetibili! Ma i Gogol Bordello conoscono la formula giusta per un divertimento assicurato, e vedere tanta gente ballare e scatenarsi in danze sfrenate, ti fa mettere da parte ogni altra considerazione. Il paragone che giunge spontaneo è quello con i Pogues, con i primi Clash, ma anche con certe sezioni ritmiche serrate dei Mano Negra di Manu Chao. L’energia è la stessa, la miscela di suoni e di ritmi anche, così come l’eccellente resa negli spettacoli dal vivo. Eugene Hutz, sbarcato a New Yoork nel 1993, da piccolo ammirava Gogol e Visotsky, e ascoltava Iggy & The Stooges, forse è per questo che non sembrano accorgersi del rumore e del bordello infernale che scatenano ogni volta dal palco! Ed eccoli ancora alle prese con un altro brano, questa volta non molto recente, si tratta di “Start Wearing Purple”, seguita da una incandescente e falsamente attonita “Oh No”. Non si riesce proprio a stare fermi quando partono le note di “I Would Never Wanna Be Young Again” e di “Mala Vida”, loro non hanno alcuna voglia di smettere, la risposta entusiasta del pubblico li eccita ancora di più, allungano la durata di ogni singola esecuzione, giocano sul palco come dei bambini all’uscita della scuola, Eugene cammina sulla folla proprio come faceva Iggy e - giunti allo stremo delle forze - riservano poi il finale all’esecuzione di “Super Taranta”, il brano guida del nuovo album omonimo, la cui uscita è prevista intorno alla metà di Luglio. Stavolta tocca proprio alla “pizzica” aggiungersi e mescolarsi all’afflato punk della band ed il risultato non delude le attese di una pubblico divertito e soddisfatto che si lascia dondolare dal violino tzigano e dal tambureggiare sfrenato delle furibonde grancasse del Bordello di Gogol!!!
(foto di Juliette Lewis @ Villa Ada di Giancarlo De Chirico)
Articolo del
29/06/2007 -
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