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C’era molta attesa per il ritorno a Roma dei Placebo, dopo l’annullamento a poche ore dall’inizio del concerto previsto l’estate scorsa, sempre all’interno del RomaRock Festival. Questa volta però non ci sono sorprese e Brian Molko, Stefan Olsdal e Robert Schultzberg, i tre musicisti che formano il nucleo storico della line-up di una band attiva da oltre dieci anni, si presentano puntuali sul palco intenzionati a proporre dal vivo il “Meds Tour 2007” che si articola su brani tratti dall’ultimo fortunato disco e su una selezione di vecchi successi molto conosciuti e di presa immediata. La formula è quella giusta, il pubblico è quanto mai numeroso ed entusiasta ed accoglie subito, senza riserve e con grande affetto, il rock morbidamente elettrico, infarcito di glam e di underground che offrono Brian Molko e compagni. Si parte alla grande con le sirene di “Infra Red”, all’interno di un gioco di luci e di sferzate di chitarre incalzanti, si prosegue con “Because I Want You”, sempre da “Meds”, il suono della voce di Brian risulta delicato e sensuale, liriche come “don’t give up on your dreams” esaltano i sogni di un pubblico giovane che risponde con tanta energia ad ogni impulso che viene dal palco. Da sempre amico, e fedele seguace, di Robert Smith dei Cure, Brian Molko rende evidenti le origini dark del suo approccio rock al momento dell’esecuzione di “Meds”, uno dei brani guida del nuovo disco, e l’esordio di “I was alone / falling free/ trying my best not to forget” è accompagnato in coro da ragazzi che urlano verso di lui, con le mani tese, come fosse un nuovo profeta! Il segreto ed insieme il carisma di Brian sta proprio in quel suo mescolare con naturalezza tanta voglia di libertà, un delicato sentire e momenti di oltraggiosa follia, e in questo i suoni sporchi e distorti delle chitarre aiutano davvero molto! Saluta il pubblico in italiano, si dichiara dispiaciuto del fatto che il Gay Village sia chiuso di lunedì, altrimenti ci sarebbe andato dopo il concerto e in perfetta sintonia con quel che dice imbraccia la sua Gibson ed esegue "Drag”, e poi ancora “Blind” e la splendida “A Song To Say Good Bye”, alla quale regala un arrangiamento diverso, eminentemente acustico. E’ davvero un bel sentire, e in tale contesto trova spazio anche una ballata più lenta come “Follow The Cops Back Home”. A volte, interna alle nuove canzoni dei Placebo, si cela una venatura gradevolmente pop che contrasta con l’afflato punk delle origini, ma Brian Molko si è specializzato nel governare i forti contrasti, e riesce a riassorbire tutto con quel suo incedere sul palco da dandy impenitente! Arriva anche il momento di “Every You Every Me”, di “Special Needs” e di “Without You I’m Nothing”, brani storici, di un recente passato, canzoni che fanno perdere letteralmente la testa ai fan della band, che li accolgono con una grande ovazione. Fantastico anche il refrain morbidamente perverso di “Special K”, intensa e drammatica invece l’interpretazione di “The Bitter End”, che conclude il concerto vero e proprio. Ma dopo appena pochi minuti, i Placebo tornano sul palco e ci regalano una sorprendente versione di “Running Up That Hill”, il noto brano portato al successo da Kate Bush negli anni Ottanta. I suoni sono ovattati e pesanti, l’arrangiamento è morbido ed avvolgente, mentre una nuvola di ghiaccio secco nasconde il volto di Brian alla folla. La serata si chiude poi definitivamente sulle note di “Taste In Men” e di una fantastica versione di “Twenty Years”, un singolo di grande successo, inquieto ed elettrico, ma anche molto “catchy”, un brano che restituisce in forma di passione il tributo di affetto decretato dal pubblico romano, una canzone che contiene la sintesi musicale ed estetica del verbo coniugato in questi ultimi anni dai Placebo, che ormai occupano un posto stabile nell’Olimpo del Rock.
(la fotografia di Brian Molko in azione @ RomaRock Festival è dello stesso autore della recensione Giancarlo De Chirico)
Articolo del
03/07/2007 -
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