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Ci sono verità assolute ed indiscutibili che generano certezze nella nostra vita e verità spacciate come tali a cui non si dovrebbe credere mai prima di aver visto con i propri occhi. Un esempio di verità assoluta? L’Idroscalo è senza dubbio il regno della zanzara tigre. Un’altra verità? Nessuno ci ha davvero fatto caso. Ce ne siamo ricordati quando Samuele Bersani ha raccontato di non aver portato il vestito da apicoltore come preannunciato, per sopravvivere su quel palco montato sull’acqua dell’idroscalo, che quando scende la sera ed è illuminata dalle luci di un concerto così piacevole sembra che di artificiale non abbia nulla. Un esempio di verità a cui non credere? “Genere troppo ricercato per rendere in una dimensione live come questa”. Chi lo pensa, vada a sentire Samuele dal vivo in una delle prossime date del suo tour estivo: quando le prime note de “Il Mostro” aprono questo evento, organizzato dal Comune di Milano, iniziano i brividi nonostante la temperatura, l’umidità e la zanzara in agguato. Samuele canta del suo mostro che “riapre gli occhi sul mondo, questo mondo di mostri che hanno solo due zampe ma sono molto più mostri” e subito ci proiettiamo nel suo mondo, quello che si affaccia sulla realtà con una tale schiettezza che anche gli occhi più serrati si devono aprire e fare delle riflessioni. Lui che, per ribattere a quanto detto dall’assessore di Milano prima del concerto, si definirebbe uno “emotivo” non uno “sensibile” e - perché no - anche “uno che sa fare bene il suo lavoro ma non si sa vendere”, proprio lui che non è parente del Ministro, che scrive perché gli piace scrivere... quel Samuele insomma è capace di cantare per quasi due ore i suoi pezzi per nulla facili, con l’ombra della possibile stecca dietro ogni nota, facendolo con la semplicità di chi su quei pezzi ha costruito davvero un pensiero profondo e con una voce forte, mai incerta, accompagnata da una buona band di chitarre, fiati, piano e batteria. E nel mezzo la sua innata simpatia da antivippismo in quest’epoca in cui il vippismo assomiglia a Sauron l’Oscuro Signore che getta la sua ombra su ogni cosa: fatto a cui Samuele non resta indifferente, riproponendo la sottile ironia del suo “Destino di un Vip” e le meravigliose note polemiche di “Cattiva”. Tra una battuta e l’atra, mentre i pezzi scorrono via velocemente, da ”Lo scrutatore non votante” a “Sicuro precariato” (suvvia niente di politico, solo un testo alternativo alla solita storia della coppia che si lascia), ecco il momento che molti dei tantissimi presenti all’idroscalo si aspettano di più: il pezzo forse più difficile da presentare, più difficile da giustificare agli occhi di chi considera Bersani il menestrello di questi tempi negativi. “Occhiali Rotti”. Il testo gli è valso il premio di Amnesty. Eppure, come è nel suo stile, Samuele sposta l’attenzione da quelle parole commoventi alla musica allegra che lo accompagna: perché, e noi ci vogliamo credere, resta una canzone di speranza. La canzone di Enzo Baldoni, della sua personalità positiva, del suo modo di essere reporter in giro per il mondo per vocazione. La capacità di Bersani di cogliere tutto questo dallo sguardo dei figli di Enzo non dovrebbe più stupire nessuno: la canzone è da brividi. E resta dentro anche quando si sorride divertiti per i vecchi successi come “Freak”, “Chicco e Spillo”, “Coccodrilli” o ci si culla sulle note di “Lascia stare”,“Replay”, “Il Pescatore di Asterischi” e “Spaccacuore”. Fino al pezzo finale: “Cosa vuoi da me”. Vogliamo che non smetti di fare questo, Samuele. Non sarà bravo a vendersi. Evidentemente è bravo a regalarsi. Perché recensire un concerto come questo “è un racconto inedito da vivere prima di stenderlo”.
Articolo del
05/07/2007 -
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