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“Ritenta e sarai più fortunato” e “Chi la dura la vince” sono abusati e noiosi cliché. Raccontatelo agli Harmful che a quota sette tentativi varcano i confini della nativa Germania e si presentano al pubblico europeo. Un’istituzione in patria, quasi esordienti nel resto del continente; in Italia la band apre, con l’ultima tappa del tour, l’esibizione dei Verdena al Circolo Magnolia di Segrate. Quindici anni in sintonia e sette album all’attivo contraddistinguono un gruppo identico nella formazione dal 1992. Una line-up solida a cui si è aggiunto, nell’aprile scorso, un nuovo componente, già noto ai devoti del rock come uno dei membri storici dei Faith No More. L’uomo in questione è Billy Gould, entrato a far parte della band in veste di produttore, e tornato di nuovo sul palco come chitarrista. Galeotto è stato per noi il palco del Magnolia, dove gli Harmful si sono esibiti sabato 23 giugno con uno spettacolo iniziato al suono delle nostre domande. Le risposte provengono direttamente dalle voci di Aren Emirze, cantante e chitarrista, e di Mister Gould in persona, che presentano la band e l’ultimo album intitolato “7”.
Chi sono gli Harmful?
Da 15 anni gli Harmful provano a fare qualcosa di speciale, qualcosa che li rende felici. Gli Harmful sono rock puro. La nostra musica è immediata, non ha bisogno di definizioni. La motivazione viene sempre dalle musica, e ci sosteniamo a vicenda, se un membro della band se ne andasse, la band intera morirebbe. E’ un’energia speciale e che paghi o no in futuro, per noi è stata comunque una bella esperienza.
Come si è inserito un nuovo membro all’interno di una formazione identica da quindici anni?
Sono entrato come produttore e lavorando insieme alla band mi sono reso conto che avevamo la stessa estetica musicale, lo stesso modo di pensare. Le mie idee si integravano bene con quelle degli altri. E’ stato semplice per me unirmi al gruppo. Io che ho vissuto molti gruppi credo che questa sia una band insolita perché i suoi membri lavorano insieme e vogliono continuare a farlo insieme. Il loro segreto è parlare, hanno superato molti momenti difficili grazie all’ottima comunicazione che esiste tra loro.
L’ultimo album è intitolato “7”, perché la scelta di questo titolo? E cosa rappresenta questo album per voi?
“7” è un album rock. E’ il nostro settimo album. A volte un titolo arriva dal nulla. In questo momento “7” ha un significato speciale per noi: è una dichiarazione di intenti per la band e per il pubblico. Cosa rappresenti non lo sappiamo ancora, di sicuro è un passo importante nella nostra carriera; quale esattamente sia è troppo presto per dirlo.
“7” è il primo album pubblicato fuori dalla Germania, pensate ci sia stato un cambiamento nella vostra musica rispetto al passato?
Non penso ci siano stati cambiamenti nella nostra musica dovuti all’ingresso di Billy nella band, o al fatto che i Faith No More fossero un gruppo famoso al punto da far sì che il pubblico si interessasse a noi. Ci siamo già fatti conoscere in Europa con il quinto album e abbiamo suonato nei Balcani e in Inghilterra. Questo è un altro tentativo.
Quali progetti avete per il prossimo futuro?
Un altro tour e nuove idee, ma prima di tutto una pausa. L’ultimo album è troppo fresco e sarebbe impensabile iniziare un nuovo lavoro. Billy torna a San Francisco per sette mesi e io mi dedicherò ad un progetto solista. Si tratta di un album dalle influenze armene e include anche un pezzo in armeno; è un tributo a mio padre. L’ho registrato spinto da motivi personali e credo che ne risulterà qualcosa di carino.
Nonostante il sogno confidatoci da Billy di denudarsi sul palco e uccidere un poliziotto durante lo show, lo spettacolo ha preso una piega diversa, anche se non meno eccitante, e si è sviluppato sulle note dei pezzi tratti dall’ultimo album, pubblicato in Italia lo scorso 5 marzo. Sonorità noise, alternative, metal e oltre; un rock che gli Harmful definiscono “animale”, perché semplice e immediato, in un’unica parola: puro. D’accordo con loro quando parlano di energia speciale, la stessa sensazione che ci ha ritemprato durante la loro esibizione. Non ci resta che ascoltare i primi 7 album per conoscerli meglio in attesa dell’arrivo di “8”, “9” e chissà magari anche “10”.
Articolo del
07/07/2007 -
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