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Arctic Monkeys
Arctic Monkeys + The Coral + Art Brut live @ Traffic Festival, Parco della Pellerina - Torino, 13 luglio 2007
Torino
13/07/2007
di
Riccardo Manieri
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Quando arrivo al Parco della Pellerina, gli Art Brut hanno appena iniziato il loro concerto. Bella presenza scenica, ottimi brani classici di indie-rock britannico (come vuole la serata) e quella pazzia che fa stare attenti anche chi è venuto solamente per le scimmie artiche. Eddie Argos questa volta lascia più spazio alla musica dei Art Brut che ai suoi celeberrimi siparietti comici. Meglio così, perché la musica (davvero niente male) del gruppo di Londra carica al punto giusto il pubblico. Pubblico che assiste subito dopo all’esibizione dei The Coral, band che non ha certo la stessa presa live dei colleghi che li precedono, ma che si affida a pezzi che non lasciano comunque indifferenti i molti accorsi al parco torinese. In sostanza, sia Art Brut che The Coral non sono affatto “gruppi-spalla”, anzi.
Dopo un pò di attesa salgono sul palco Alex Turner e soci che senza tanti giri di parole attaccano con “View From The Afternoon” e “Brainstorm”. Le pause non esistono con gli Arctic Monkeys, perché “Fake Tales Of San Francisco” è eseguita dopo “Teddy Picker” e perché “This House Is A Circus” viene prima di “I Bet You Look Good On A Dancefloor”. E la classica “A Certain Romance” di fine concerto precede “When The Sun Goes Down”. Dunque, toglietevi dalla testa il momento soft del concerto perché dall’inizio alla fine difficilmente ci si potrà distrarre. I brani del nuovo cd si confondono con quelli del primo, tramutando lo show in un ora e trenta nella quale difficilmente vi ritroverete nello stesso posto del'inizio.
Basta questo per esemplificare (parola adattissima al gruppo) l’esibizione degli Arctic Monkeys: vera accademia. Il fatto è che le canzoni rendono anche molto bene dal vivo, il fatto è che non si riesce ad individuare quale sia la pecca di un gruppo che ha battuto ogni record di vendite con “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” e che - nonostante il secondo lavoro, “Favourite Worst Nightmare”, sia un pò ripetitivo - riescono a divertire (parola riduttiva in questo caso). La potenza insita nei pezzi che ascoltate (e che ballate) tramite i cd è raddoppiata nell’esibizione live. La domanda è: ”ma chi ha detto che questi Arctic Monkeys non sanno suonare?”. Si può dire che Alex Turner non si è mai spostato dal metro di palco nel quale metteva piede (se non per calciare un pallone) o che i Monkeys non faranno mai un bis neanche se ci fosse un errore nella scaletta. E allora? Cosa ci si aspetta in più da un gruppo di under 21 che vi fa sudare, muovere (perché non si riesce a star fermi ad un concerto del quartetto di Sheffield) e cantare per un ora e trenta? Alla fine di tutto, dopo una delle tante battute scambiate con Matt Helders, Alex Turner si concede anche un “Grazie” (in italo-inglese, più inglese che italo ovviamente) e saluta tutti. Onestamente, tutto sembrano questi Arctic Monkeys, tranne che la classica band inglese sopravvalutata dai media. Avere vent’anni.
Articolo del
16/07/2007 -
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