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Piccola, personale, ma necessaria premessa. Al concerto di Courtney Pine andiamo io Davide, Camilla e Francesca. E andiamo - devo ammetterlo - del tutto impreparati. Io e Davide del sassofonista inglese conosciamo solo la faccia, grazie ad una foto su un giornale. Però quanto meno, anche se mezzi ignoranti, il jazz ci piace molto. Qualche vecchio album lo abbiamo. E poi, ogni tanto, ci troviamo ad improvvisare sulle nostre chitarre (anche se - e devo ammettere anche questo - senza mai avventurarci troppo fuori da una a dir poco banale alternanza di la e re). Francesca e Camilla, invece, di jazz, con tutto il bene che le voglio, non capiscono proprio nulla. E, ovviamente, di Courtney Pine, non conoscono neanche la faccia. Quindi ad inizio serata, ai primi giri ed ai primi soli di sax, Camilla e Francesca erano tutto tranne che felici di essere lì. Almeno a giudicare dal linguaggio del corpo. Mani perennemente infilate in borsa a cercare qualcosa che non hanno trovato. E un occhio speranzoso sempre rivolto al fido cellulare. Chissà, magari un messaggio. Un’oretta dopo però, Camilla e Francesca, appoggiate le borse e i cellulari su una sedia, erano in piedi a tre metri dal palco a ballare e saltare. Tutto questo per rendere la grande forza che ha dimostrato dal vivo l’artista inglese. Insieme a batteria, basso, chitarra, violino e organo (solo qua e là sostituito dal pianoforte), Courtney Pine ha portato sul palco dell’Arena, oltre a pezzi del suo repertorio, alcuni pezzi (tutti profondamente reinterpretati con il suo sax) di grandi del passato come James Brown, Thelonius Monk e Dave Brubeck (di cui ha proposto una lunghissima e veloce versione di “Take Five”). Oltre alle indiscutibili ed eccezionali doti tecniche dimostrate sin dai primi soli, il jazzista è stato molto bravo, da un lato, a lasciare molto spazio anche ai virtuosismi ed ai soli dei (bravissimi) componenti della sua band e, dall’altro, ad intrattenere e coinvolgere il pubblico con lunghe chiacchierate e giochi quasi al limite del villaggio vacanze. Così, attraverso i numerosissimi botta e risposta fra i vari strumenti, guidati comunque sempre dal sax di Pine, e l’alternanza di ritmi e atmosfere ora vivaci e ora più raccolti, si è arrivati davvero velocemente alla fine delle quasi due ore di concerto. Concerto che, ignoranti o meno ignoranti, è piaciuto davvero a quasi tutti.
Articolo del
26/07/2007 -
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