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Unica data italiana del tour previsto dall’Iguana. Lo ospitano il sole e il mare della Sardegna, a Santa Margherita e, la sera del concerto, a Cagliari, il verde di un parco che circonda l’ex manicomio criminale di Monte Claro. E non poteva essere altrimenti a giudicare dalle prime bordate che provengono dal palco. Si inizia subito con “Mask”, insana mescolanza di suoni tambureggianti e grida furiose, uno dei brani portanti di “Beat’Em Up” il suo ultimo album. “Buona sera, sardegnoli!!!”, e giù con “Search And Destroy”, vecchio cavallo di battaglia dei suoi Stooges, e poi ancora “Howl” e “Death Trip”, “Beat’Em Up” e “I Got A Right”, in una mistura di vecchio e nuovo che sembra non conoscere discontinuità alcuna fra passato e presente nel repertorio di uno scatenato Iggy Pop. Talvolta l’impatto sonoro echeggia non poco il frastuono elettrico dei Rage Against The Machine, da lui considerati – non a caso - fra i pochi eredi delle sonorità oltranziste dei primi Stooges. La serata era a rischio: alcuni abitanti del quartiere si erano ribellati all’idea di un concerto del genere a poca distanza dai loro balconi. Gli stessi dai quali si sono poi timidamente affacciati per intravedere la figura di Jimmy Osterberg, 55 anni, da Detroit, Michigan, saltellare sulla scena, arrampicarsi sugli amplificatori, attorcigliarsi da vero e proprio rettile all’asta del microfono fino ad arrivare a brandirla come fosse un’arma con cui tenere a bada l’eccitazione di un pubblico che un istante prima aveva incendiato con le sue provocazioni. Arriva il momento di “The Passenger” la ballata da lui dedicata a Jim Morrison, ma è l’unica pausa che si concede in tutto il concerto. Sostenuto con la solita ferocia dal gruppo che lo accompagna in questi ultimi anni, tutti musicisti molto più giovani di lui, ma che lo venerano come una icona, tali Whitey Kirst, alla chitarra, Alex Kirst, alla batteria e Pete Marshall al basso, Iggy si lancia ancora sulle note di “The Wild One”, di “Drink New Blood”, di “Down On The Street”, e di “No Fun”, diventato l’inno della generazione punk di fine anni settanta, per finire poi con un altro classico degli Stooges: la scellerata “I Wanna Be Your Dog”, gridata a gran voce da un pubblico ormai in estasi.
Il tutto per un totale di novanta ninuti di vero rock and roll, tirati allo spasimo, dai quali Iggy esce scavato in volto, con lo sguardo fisso nel vuoto di un ossesso, ma ancora carico di energia e per niente al mondo intenzionato a farsi da parte. Una delusione in più per gli sciacalli che lo vorrebbero arrivato all’età della pensione.
Articolo del
27/02/2003 -
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