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A questo punto, anche se non volete ammetterlo, vi confessate: <>. Non indugiate troppo in queste sofisticherie, perché in fondo, è bene ribadirlo, voi vi trovate lì per comprare un semplice cd. Leggete allora cosa sulla copertina c’è scritto, ciò che verosimilmente dovrebbe essere il titolo: Mambo Sinuendo. Lasciate perdere il “Sinuendo”, che non sapete cosa significa. Vi soffermate sul “Mambo”, che qualcosina ve la dice. Innanzitutto che il Mambo, come genere musicale (non ve ne accorgete ma questa è la prima volta che usate questa espressione), vi piace. Ma sì, il Mambo. Il Mambo, il Mambo…Vi ripete “Mambo” fino a quando finalmente vi convincete: sì, il Mambo vi piace, anche se, quando per l’ultima milionesima volta vi siete detti “Mambo”, in cuor vostro vi siete accorti che voi il Mambo non sapete cosa sia. Ma non importa. Non importa, cazzo. Sì, lo prendete. Quel fottutissimo cd è il vostro, anche se sopra non c’è scritto il vostro nome, ma quello di due persone che non conoscete. È la NOVITA’ che stavate cercando, si o no, e allora a fanculo il Mambo. Fate per prenderlo ma qualcosa non va per il verso giusto. La vostra insicurezza e imperizia vi giocano un brutto scherzo. Nell’afferrare il cd, infatti, vi guardate attorno furtivamente. Prendete il cd come un ladro. Ma, per fortuna, è un attimo breve, brevissimo e nessuno ci fa caso. Ma per essere più sicuri cercate di mostrare a tutti il vostro acquisto. Vorreste gridarlo, ma fortunatamente vi riuscite a trattenere. Lo tenete alto come una coppa appena vinta. È così, visibilmente contenti come una Pasqua, come di chi ha fatto tredici o una buona azione, vi avviate verso la cassa. Siete così contenti che quando il cassiere vi restituisce il resto, e vi richiama indietro per lo scontrino, voi non fate per nulla caso che in quel preciso momento, sotto i vostri occhi, sta avvento un fatto storico: avete comprato un cd, una NOVITA’. Vi incamminate verso casa. Il vostro umore è stranamente cambiato. Siete esausti come dopo una partita a calciotto coi colleghi. Siete stanchi come non lo siete mai stati. Al cd non state più pensando. Usciti dal negozio l’avete buttato nella borsa tra gli incartamenti del lavoro. Non riuscite a pensare a nulla. Volete solo tornare a casa. Ci arrivate, finalmente. Siete soli, ad aspettarvi non c’è nessuno. I figli e la moglie, per il week-end, sono andati trovare i suoceri, lontani. La casa è a vostra disposizione. La vostra vita è a vostra disposizione. Siete di nuovo tranquilli, sereni. A tal punto che vi ricordate che nemmeno un’ora fa avete comprato un cd. Come si chiama. Si, Mambo…, Mambo…, il resto non vi viene. Ma non fa niente. Correte a ripescarlo tra le scartoffie dell’ufficio, lo scartate, lo infilate nel lettore cd (immacolato come il set di tazzine della zia Franca) e premete avvio. A quel punto, mentre quei due o tre secondi si stanno trasformando in musica, vorreste fare altro. Alzarvi, che so, spogliarvi, rimanere in canottiera e mutande, bere un birretta fresca fresca e quando vi va sgrottare come un pazzo. Ma non ci riuscite. Le gambe non reagiscono. Niente reagisce, nemmeno il dito mignolo. Qualcosa vi tiene là seduti, fermi, immobili. È un suono lontano che cresce, cresce, cresce. Cresce fino ad alzarvi, fino a farvi arrivare in alto, lontano, dove non siete mai stati, dove pensavate non ci fosse niente. Niente comunque simile a quello che voi sentite, a quello che voi vedete: il paradiso. Il paradiso di due uomini, due uomini come voi, che non conoscete, seduti l’uno di fronte all’altro a suonare le loro chitarre, in mezzo ad altri amici che suonano strumenti che voi non conoscete. Ogni tanto si scambiano qualche sorriso o sguardo d’intesa, ma per ricadere, più profondamente, con lo sguardo sulle corde che pizzicano senza toccare. Non sapete da dove giunge a voi quest’immagine e il suono che da essa esce. Ma non state sognando. Li vedete, li sentite lì affianco a voi . A parte questo non vedete e non sentite altro. Tutto ciò vi sembra già troppo. Vi sembra già tutto. È tutto. Andate avanti così, a osservare e sentire quei due uomini sconosciuti e i loro amici, per ore, per giorni, senza fare altro. Senza dormire, mangiare, bere, pisciare, senza la birretta fresca fresca e i relativi rotti. È come se il tempo e la vostra vita fossero stati presi in ostaggio da quei due signori e dalla loro musica. E così, infatti, seduti, immobili a fissare il vuoto che per voi è tutto, vi scopriranno i vostri figli, vostra moglie di ritorno dai suoceri. E l’unica cosa che saprete rispondergli quando giustamente vi chiederanno cosa è successo, cosa vi è capitato, sarà: <>.
Articolo del
06/03/2003 -
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