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Il rapporto fra David Sylvian e il pubblico italiano è stato sempre molto intenso e particolare. Non è infatti un caso se sono ben cinque le date del suo nuovo tour previste in Italia, e non è una sorpresa se l’Auditorium Pio di Via della Conciliazione in Roma è gremito in ogni ordine di posto. L’artista inglese, originario di Bath, presenta dal vivo il suo “The World Is Everything Tour”, uno spettacolo che mette insieme il repertorio più recente con le composizioni più classiche. Molti dei brani in scaletta sono tratti da “Snow Borne Sorrow”, disco del 2005, e da “Money For All”, un e.p. del 2006, entrambi frutto del progetto Nine Horses, realizzato in collaborazione con Steve Jansen (già con David nei Japan) e Burnt Friedman. Sul palco, con David Sylvian, chitarra e voce, e Steve Jansen, batteria, troviamo Keith Lowe, al basso, e il geniale Takuma Watanabe, al piano e alle tastiere. Una band di tutto rispetto quindi che asseconda a perfezione la musicalità rarefatta e soffusa che caratterizza da sempre la carriera solista di Sylvian. Messe da parte le tendenze minimaliste di alcuni anni fa, David torna a proporre una musica di più ampio respiro, densa di colori e anche ricca di ritmo. Citazioni rock, elementi di fusion e di jazz convivono all’interno delle perfette armonie melodiche disegnate dalla band e supportate dalla voce di Sylvian, quanto mai raffinata ed elegante. Sullo sfondo immagini colorate e cangianti accompagnano il fluire libero di brani come “Wonderful World”, “It’ll Never Happen Again” e “The Day Earth Stole Heaven”, in un’atmosfera rilassata ma non per questo povera di contenuti. Memorie e rimpianti, interrogativi esistenziali e spunti di una religiosità nuova, che trova punti di contatto fra Oriente e Occidente, che unisce nella ricerca di un’armonia estatica, invece di dividere nel segno delle guerre e dei confini fra terre straniere, come accade invece nella politica internazionale. E ancora “Playground Martyrs", “Fire In The Forest” e la splendida “Ghosts”, un brano degli anni Ottanta, tratto dal suo passato con i Japan. Il concerto è segnato da una musicalità che prevede contaminazioni asiatiche e sonorità che rasentano la new age, ma la tensione è assicurata dalle frequenti variazioni improvvise di ritmo, e da quelle fratture armoche che Sylvian ha tanto bene imparato da Robert Fripp. Prima della fine ascoltiamo ancora delle stupende versioni di “Snow Borne Sorrow”, di “Brilliant Trees” e di un altro classico come “Every Color You Are”. Salutato da calorosi applausi David Sylvian e la sua band tornano sulla scena per eseguire altri due brani, fra cui la bellissima “Wanderlust”, il tutto all’insegna di un pop-esoterico, di gran classe, che si serve dell’elettronica per accelerare i battiti del cuore e degli interventi vocali sottili e discreti dell’autore per allargare i confini dell’anima.
(la foto di David Sylvian in concerto che accompagna l'articolo è dello stesso autore Giancarlo De Chirico)
Articolo del
28/09/2007 -
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