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“Happy birthday Sting!” canta lo stadio delle Alpi, colmo di circa 65 mila persone! E’ il compleanno di Sting, ecco forse a cosa è dovuto il suo ritardo di circa 45 minuti... Dopo i bravi, non di più, Fiction Plane, fanno la loro divina entrata i non più giovincelli Sting, Copeland e Summers! Un boato di voci sommerge la band, che con i grandi schermi spenti ha dato il via al concerto aprendo con una versione più ritmata di “Message In A Bottle”. Siamo tutti qui, gli “hundred million castaways looking for home”. Sembrano un po' freddi, quasi a disagio stasera. Non comunicano molto con noi spettatori, credo che tutti ci stiamo aspettando maggiore interazione. Il concerto va avanti e prosegue con “Walkin’ On The Moon”, che diverte, fa ballare, rilassa; “Don’t Stand So Close To Me” e “Driven To Tears” suonate in maniera impeccabile da Summers; deliziose “Every Little thing She Does Is Magic” e “Wrapped Around Your Finger”, che Sting canta dolcemente e assieme al pubblico. Finalmente. “Invisible Sun” è accompagnata da immagini di bambini di ogni etnia, che sorridono, piangono, giocano, bevono, soffrono. E’ abbastanza toccante. Con “Doo doo doo da da da da” e “Can’t Stand Losing You” il pubblico balla e si scatena, inizia a “parlare” con la band, che con soli tre strumenti sta mettendo su un concerto che da metà in poi inizia a diventare sempre più interessante. Davvero degni di nota sono gli ultimi pezzi. Si comincia con una “Roxanne” che fa saltare tutto lo stadio e le voci del pubblico inondano quella di Sting; la chitarra è più che presente ma è il basso a incantare. Segue una bellissima “King Of Pain”, dove Copeland si dimentica di entrare al primo attacco di batteria! E’ distratto, sta bevendo qualcosa. Sting non sembra divertito, ma va avanti e ci regala davvero un bel pezzo. E’ “So Lonely” la più bella. C’è del reggae, del punk, del rock. Non c’è una testa che non salta, non c’è nessuno che sta fermo. Un’esibizione che vale il costo (esageratissimo) del biglietto. I fans fedeli sono emozionati. Hanno le lacrime agli occhi, sono felici. In realtà per me è un evento da non perdere, perché con molta probabilità non tornerà più. Ci salutano con “Every Breath You Take”, che è eternamente meritevole, sempre magnifica in qualsiasi versione si ascolti. Stasera è un po’ più bella, direi, perché siamo tanti e lo spettacolo è anche “vederla” intonata dal popolo rock. Summers rimane sul palco e incita gli altri due a riprendere il concerto, su richiesta ovviamente nostra. Suona qualche accordo, e mostra un simpatico e finto disprezzo per Sting e Copeland che tardano a tornare! Arrivano. Sono di nuovo sul palco. Eccola, è “Next To You”, è l’ultima e la migliore canzone dal punto di vista interpretativo. Sono lì, tutti e tre, presenti, sorridono, ci sono, sono veri. E poi se ne vanno. Entrano tardi e ci lasciano presto. Strane queste rock stars...! Due orette di buona musica. Nessuna grande, particolare emozione; ma ci siamo sicuramente divertiti.
Articolo del
04/10/2007 -
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