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Tornano a rivivere per una sera i fasti dell’Heavy Metal dei primi anni Ottanta grazie all’arrivo in contemporanea come co-headliner dagli Stati Uniti di due grandi nomi della scena musicale dell’epoca. Si esibiscono per primi i Kingdom Come di Lenny Wolf, una band caratterizzata da suoni e timbriche smaccatamente zeppeliniane, rivisitate sotto il cielo della California. E’ un heavy metal di buona levatura, sofisticato ma pur sempre graffiante, quello che i Kingdom Come ci offrono dal vivo questa sera. La voce di Lenny muore dalla voglia di assomigliare a quella di Robert Plant, e ogni tanto la cosa riesce bene. Ci riferiamo a pezzi duri e puri come “Living Out Of Touch” e , ma soprattutto a slow ballad dense e vibranti come “What Love Can Be” o la fantastica, lunghissima “Twilight Cruiser” che chiude un’esibizione carica di blues, non priva di chiavi melodiche, esagerate e potenti. Giusto il tempo necessario al cambio-palco, ed ecco comparire sulla scena i Dokken, la storica band di class metal di base a Los Angeles guidata dal leggendario Don Dokken, un energumeno dal cuore tenero che sa ancora divertirsi all’insegna delle sue passioni di sempre: sesso, alcool e rock and roll! Della formazione originaria riconosciamo solo Wild Mick Brown, alla batteria, un vero e proprio animale assetato di sangue, una macchina da guerra che si alimenta a birra e whiskey, che si avvale dell’intesa collaudata che lo lega al vecchio Don nell’incitare sia il nuovo giovane, bravissimo chitarrista, che il bassista, a seguirli lungo quei sentieri altisonanti e sfrenati che definiscono la loro musica. Le note di “Kiss Of Death” e di una esplosiva “Into The Fire” infiammano il locale, seguono altri brani storici come “The Hunter” e “Breaking The Chains” il primo singolo inciso dalla band nella sua lunga storia. Le chitarre raspano in lungo e in largo come motozappe, il suono della batteria è ed poderoso incalzante, non si riesce a stare fermi! Don Dokken è rimasto lo sconsiderato rock’n’roller di sempre, non perde occasione per fare battute, per divertirsi e giocare con la sua band, ma è capace anche di fare presa sul cuore di chi ascolta, e puntualmente succede quando le note di “When Heaven Comes Down”, epica, intensa e profetica come la ricordavamo, scendono giù ad emozionare i presenti. Non è la serata giusta per le nuove generazioni metal, è un concerto da “vecchia guardia” o se preferite da “zoccolo duro” del metal nostrano, ma non sono affatto pochi i giovani metal kids che si esaltano al suono di una straordinaria versione di “In My Dreams”, il brano destinato a chiudere una serata divertente, corroborante e spacca-timpani. Impossibile non farsi catturare dal fascino del buon vecchio metal sound delle origini, quanto mai necessario farsi travolgere da chitarre spietate certo, ma pur sempre illuminate dalla luce immortale di melodie ancestrali e possenti! !! Long Live Metal.
(la foto di Don Dokken in azione al Circolo degli Artisti è di Giancarlo De Chirico)
Articolo del
10/10/2007 -
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