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Il nome di Udo Dirkschneider è da sempre legato all’epopea dell'heavy metal teutonico dei primi anni Ottanta. Fu lui nel 1978 a fondare gli Accept, gruppo con il quale ha condiviso quasi una decade di scorribande metalliche, insieme ai fratelli conterranei degli Scorpions. Attriti e frizioni interne alla band, portarono poi nel 1986 allo scioglimento degli Accept, ma giusto un anno dopo prendono forma gli U.D.O. la nuova band messa su dal poderoso e carismatico vocalist. Da allora in poi è stato tutto un susseguirsi di album di successo, ricordiamo “Animal House”, “Faceless World” e lo splendido doppio “Live From Russia”, una catena metallica incandescente interrotta per un breve periodo solo nel 1989, quando Udo dovette concedersi un periodo di riposo a causa dei postumi di un infarto. Questa sera all’Alpheus gli U.D.O. presentano dal vivo i brani tratti da “Mastercutor”, il nuovo album, uscito nel 2007, oltre ai loro pezzi più conosciuti e qualche classico degli Accept. La formazione della band è quella degli ultimi tre anni, con Stefan Kaufmann e Igor Pianola alle chitarre elettriche, Fitty Wienhold al basso, Francesco Jovino alla batteria e l’unico, il solo, immarcescibile Udo alla sezione vocale!!! Il palco è una vera e propria macchina da guerra, pronta ad accogliere gli ultimi guerrieri dell’Heavy Metal. La batteria occupa da sola la totalità dello spazio disponibile: si tratta di una struttura imponente in acciaio attrezzata con tutto ciò che può aiutare a fare rumore. Intorno ad essa, Stefan, Igor e Fitty si muovono con consumata maestria, spalleggiando Udo, cattivo come mai, in ogni espressione di quella che resta la sua ossessione metallica. Ed è davvero un gran bel sentire! Brani come “Mastercutor”, “24/7” e “The Bullet And The Bomb” si succedono imponenti e veloci, le chitarre raspano che è un piacere ed arano il palco in lungo e in largo. Sonorità datate? No, è vero il contrario. Suoni epici e vigorosi, dai contorni talvolta melodici, un approccio che è stato la base di tutto quello che ascoltiamo adesso. Silenzio ora, basta riflettere, stop alle considerazioni: riconosciamo un arpeggio, uno strofinio metallico al quale abbiamo dedicato giornate intere di solitudine adolescenziale, di sogni e illusioni. Sì, è lei la “Princess Of The Dawn” degli Accept, un brano che ancora governa tante nostre emozioni, una cavalcata metallica senza fine, epica e corroborante, eseguita in coro da tutti i presenti, da Baffo, da Cucciolo, insomma lo “zoccolo duro” del metal romano, giustamente legato a quei suoni! E ancora “Vendetta”, “One Lone Voice” e “We Do For You", preceduti da un guitar solo e seguiti da un immancabile assolo di batteria, tanto per concedere ad Udo quei momenti di riposo di cui spesso necessita. Il finale è tutto un crescendo, riservato a classici come “Man And Machine” (una sorta di saggio di ambientazione metallica sulle conseguenze dell’industrializzazione) e come “Metal Heart” degli Accept, che sembra non invecchiare mai. Il concerto sembra finito, ma non è così, Udo è un generoso, è uno che non si risparmia mai, è da sempre così. Le note di “Holy” e di una devastante “Balls To The Wall” risuonano ancora in un inferno di sferzate metalliche! Tutti palle al muro, ragazzi! Non ci resta più niente da chiedere, Kiara Ghost mi dice qualcosa, non sento. Cosa? Chi? Le orecchie, dove sono finite le mie orecchie? Mi servono, al lavoro. Perchè? Alzarsi presto? Cosa? Beg for Mercy, Hail the Queen, Princess of the Dawn, Princess Of The Dawn, Princess Of The Dawn! Prova ad inghiottire, cosa? Princess Of The Dawn! Prova a sbadigliare! Cosa? Princess Of The Dawn! Amen.
Articolo del
17/10/2007 -
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