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Venivano da un concerto segreto, la sera prima, in un fienile, dalle parti di Grosseto. Sono loro, sono in gran forma, sono i Radio Birdman di Deniz Tek, chitarra elettrica, e Rob Younger, voce, con Chris Masuak alla chitarra ritmica, Jim Dickson al basso e Russell “Rusty” Hopkins alla batteria. Non c’è Pip Hoyle, il tastierista, che ha perso il figlio di recente, e non se la sentiva di unirsi agli altri per andare in tour. E’ il gruppo che ancora oggi meglio rappresenta - sia come suono che come attitudine nei confronti delle cose della vita - l’approccio al rock and roll originario. Assolutamente informali e socievoli nei contatti con la gente, non si fanno mai pagare molto per i loro live act, fanno musica con la stessa voglia di quando nel 1976 si formarono in Australia dove nel frattempo si era trasferito Deniz Tek, giovane e talentuoso chitarrista di Ann Arbour, Detroit, da sempre appassionato della musica degli Stooges di Iggy Pop e dei fratelli Asheton. Molto tempo è passato da allora, la band ha attraversato fasi diverse, che hanno portato anche ad un momentaneo scioglimento del gruppo, ma sono ancora qui adesso, sono sempre loro, con l’aggiunta di un nuovo batterista e con l’apporto di Jim Dickson, ex Barracudas, che ormai è parte integrante della band. Preceduti dai Sonic Assassin, una band romana con cui lo stesso Deniz Tek e Scott Morgan, ex Sonic’s Rendez Vous Band, hanno collaborato in passato, i Radio Birdman affrontano lo show di questa sera con una carica energetica assolutamente fulminante ed esplosiva. Brani del passato del gruppo, canzoni come “Burned My Eye” , “Smith & Wesson Blues”, “Do The Pop” e “Non-Stop Girls” si alternano a quella che è la produzione più recente della band che ha pubblicato l’anno scorso l’eccellente “Zeno Beach”, album da cui sono tratte sia “Die Like April” che l’esaltante “You Just Make It Worse” uno dei brani più belli del nuovo disco. L’atmosfera è surriscaldata al punto giusto, ci si agita sotto palco, si rivivono i fasti del primo punk rock americano, quello dalle radici psichedeliche, quello che voleva rifondare il rock and roll a cominciare dalle sue radici. Stazione Birra non è piena come era lecito aspettarsi, ma forse è meglio così, sembra di stare ad un rock and roll party a casa di amici. Le chitarre di Deniz Tek e di Chris Masuak spazzano via ogni residua speranza melodica, mentre Rob Younger muove il bacino e si contorce da vero e proprio animale da palco, sintonizzato su sonorità e pulsioni d’altri tempi, viscerali e tuonanti. E’ il momento giusto per eseguire “Descent Into The Maselstrom”, tratta da “Radios Appear”, seguita da “Come So Far” e dalle sferzate elettriche amare e disperate di “Love Kills”, un delirio! Subito dopo “Subterfuge”, arriva la prima cover, è quella “Don’t Look Back”, la canzone più nota dei Remains. Ancora una citazione fiammante dal passato con “Alone In The End Zone”, un singolo di grande successo, e poi viene rispolverata “Circles”, dal primo album degli Who! A testimonianza di una legacy reale fra passato e presente, nel segno della continuità di un rock and roll malato ma ancora e sempre vincente di fronte alle tante amarezze e assurdità della vita. Ci avviamo verso la conclusione del concerto con “Anglo Girl Destre” e con un punk anthem elettrico e corale come “Aloha Steve & Danno”. Una breve pausa e poi i Radfio Birdman tornano in scena per il gran finale che prevede “Locked Up”, ancora da “Zeno Beach”, e l’immancabile “You Are Gonna Miss Me” dei Thirteenth Floor Elevator, un vero classico della prima era psichedelica. La botta conclusiva è affidata quasi simbolicamente a “New Race”, sì perché c’è proprio bisogno di una “nuova razza” di persone per andare avanti, una nuova razza di rock and rollers sinceri e pronti a tutto, gente che non mostri due facce, gente in grado di contrastare l’attacco dell’omologazione e dell’ ipocrisia. Radio Birdman on the waves for ever!
Articolo del
20/10/2007 -
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